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FINANZA/ Da petrolio e oro le nuove minacce di crisi

Petrolio_Barili_OroR375.jpg (Foto)

Il calo di ieri sotto gli ottanta dollari al barile dopo il balzo di martedì è sintomatico di un movimento speculativo, all’Ice di Londra e nei circuiti over-the-counter si sta allegramente giocando con squeeze e corner per fare un po’ di soldi alla faccia di una ripresa che non c’è e di un dato sulla produttività da mani nei capelli: il petrolio, semplicemente, non può salire di prezzo, è un qualcosa che va contro tutti i fondamentali.

 

Ma mettetevi l’anima in pace, salirà ancora anche perché Goldman Sachs ci crede e ha inserito, volendo restare nei confini italiani, Tenaris nel suo paniere di titoli da comprare con convinzione: certo non si arriverà al delirio del luglio di due anni fa ma prepariamoci, nel medio termine, a un avvicinamento a quota 100 dollari.

 

La trappola inflattiva, quindi, è alle porte: con l’aggravante di un’iperinflazione già in fieri negli Stati Uniti a causa delle politiche della Fed e al debito ormai fuori controllo. Ma, badate, a dover farci pensare non è solo l’avidità di chi si lancia nella speculazione, ma ciò che George Soros, uno che se ne intende, ha prefigurato recentemente come «una fuga generale dalle monete»: quando gli investitori perdono fiducia - e come dar loro torto - nel denaro creato dal nulla, si lanciano altrove. Sia esso immobiliare, commodities, oro. Non a caso, il petrolio sale e l’oro punta a nuovi record.

 

Ma se il lingotto è da sempre il bene rifugio, diversificare le follie cicliche lanciandosi in hedging sul greggio appare una follia autodistruttiva: qualcuno fermi la danza macabra delle “dark pools” prima che sia troppo tardi, visto che il petrolio alle stelle in queste condizioni macro generali sarebbe sciagura pari almeno alla crisi bancaria. La Borsa, in effetti, ieri ha capito cosa sta covando e i dati dei profitti bancari Usa di cui abbiamo parlato precedentemente non hanno impressionato il mercato dei futures pre-apertura: è un falso mercato del toro, è soltanto un disperato assalto alla diligenza.

 

Vale per tutti e dappertutto, anche qui da noi. Infatti, nonostante il rating stellare offertole da Morgan Stanley dieci giorni fa, ieri Fiat pagava sui mercati i dati trimestrali con un calo dei ricavi del 16%: chissà se Sergio Marchionne, ieri, ha ripetuto ancora “che Dio li benedica”. Gli investitori dubitiamo.

 


COMMENTI
22/10/2009 - previsioni, previsioni... (Giuseppe Crippa)

Premesso che Lei, dott. Bottarelli, mi piace molto più come analista economico che come commentatore politico, apprezzo la sua propensione a scommettere in entrambi i campi su avvenimenti futuri (che spesso non si realizzano, come ad esempio l’inversione di tendenza in borsa prevista per fine settembre). Continui pure così: le motivazioni che adduce riguardo alle sue previsioni sono sempre stimolanti e molto ben presentate, ed in ogni caso ciascuno è libero di sbagliare (soprattutto in politica)

 
22/10/2009 - solo una informazione o domanda ingenua (attilio sangiani)

in questo e altri articoli,di diversi autori si fa riferimento ai "poteri forti". Non crede l'autore (che stimo molto) che sarebbe meglio chiamarli "poteri di fatto", per distinguerli da quelli legittimi dello Stato? Infatti il POTERE dello Stato è il titolare o il rappresentante della SOVRANITA',ed ha il monopolio della forza.Quelli "di fatto" possono solo condizionare. Se usano la forza,la loro è "violenza bruta" ( come le mafie,i terroristi,ecc.). E poi: perchè non si dice mai quali sono i "poteri forti o meglio "di fatto" ? Gli articoli di giornale o blog non dovrebbero essere comprensibili solo agl "addetti ai lavori",ma anche ad ogni lettore che abbia la licenza media,non dico agli analfabeti ( che non potrebbero nemmeno leggerli ! ). Cordialmente