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FINANZA/ Da petrolio e oro le nuove minacce di crisi

Pubblicazione:giovedì 22 ottobre 2009

Petrolio_Barili_OroR375.jpg (Foto)

Ma restando in Italia e chiudendo per una volta la parentesi sulla situazione globale, appare interessante analizzare brevemente il domino che pare dispiegarsi attorno alle poltrone che contano dell’economia. A nessuno è sfuggita, ovviamente, l’inversione a u di Giulio Tremonti sul posto fisso, scelta che ha trovato il gradimento dei sindacati, ha spiazzato la sinistra ma ha anche mandato su tutte le furie Confindustria e una parte non minoritaria del governo nonostante la formale e obbligata solidarietà espressa da Silvio Berlusconi prima di partire per la Russia - dove va a sistemare la faccenda del Milan, non pensate a chissà quale giallo geo-finanziario-politico.

 

Non è un caso che il giornale che maggiormente ha apprezzato, nell’ambito del centrodestra, sia stato il Secolo d’Italia, anima editoriale di quella destra italiana che nonostante Fiuggi e viaggi in Israele proprio il libero mercato non riesce a digerirlo. Insomma, Giulio Tremonti ha fatto - ancora una volta - un discorso programmatico da statista e da politico, non un’intemerata da ministro delle Finanze.

 

Parallelamente, dall’altra sponda, è passato più sotto silenzio l’editoriale di domenica scorsa di Romano Prodi sul Messaggero nel quale l’ex premier rendeva conto delle domande mossegli da alcuni suoi amici e colleghi rispetto all’importanza di avere banche solide nel nostro paese. Un articolo semplice e banalotto, soprattutto nel finale: non servono banche solide se queste non fanno credito alle imprese. Primo anno di economia in Cattolica, niente più.

 

Ma siccome, piaccia o no l’uomo, Romano Prodi è uomo di intelligenza e preparazione, a molti è apparso che quell’editoriale fosse nulla più che un segnale ai naviganti di governo: io posso far finire la guerra civile strisciante in atto perché sono l’unico pontiere credibile verso i poteri forti ma tutto ha un prezzo. E a lavoro fatto, quando Mario Draghi sarà verso altri lidi - Palazzo Chigi o la Bce - il prezzo da pagare è che Bankitalia sarà il mio approdo, piaccia o non piaccia a Giulio Tremonti. Il quale, non a caso, ha piazzato l’ennesima stoccata e posto - a detta di moltissimi osservatori - altri mattoni al suo muro di credibilità politica personale - con cotè di viaggio in Cina come conferenziere di spessore internazionale - con la benedizione di Gianfranco Fini e dell’ala destra del PdL.

 

Dopo il primo giorno di disorientamento, sia Libero che il Giornale hanno dovuto ammettere che nel governo - Renato Brunetta in testa - cova malcontento rispetto all’istrionico ministro delle Finanze e che di fatto si starebbe addirittura elaborando un programma economico alternativo. Insomma, come in Borsa, ciò che sembra spesso non è. La situazione è fluida, molto fluida.

 

Le prossime settimane saranno molto interessanti, da tutti i punti di vista: l’America dovrà finalmente fare i conti con la realtà economica, l’Europa potrebbe dover innescare la baionetta per dirimere la questione che vede la candidatura di Tony Blair a presidente Ue e Londra in guerra sulla regolamentazione degli hedge funds al centro della disputa, l’Italia dovrà prendere una direzione netta anche dopo l’elezione del segretario del Pd: insomma, qualcosa si muove. Speriamo.



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COMMENTI
22/10/2009 - previsioni, previsioni... (Giuseppe Crippa)

Premesso che Lei, dott. Bottarelli, mi piace molto più come analista economico che come commentatore politico, apprezzo la sua propensione a scommettere in entrambi i campi su avvenimenti futuri (che spesso non si realizzano, come ad esempio l’inversione di tendenza in borsa prevista per fine settembre). Continui pure così: le motivazioni che adduce riguardo alle sue previsioni sono sempre stimolanti e molto ben presentate, ed in ogni caso ciascuno è libero di sbagliare (soprattutto in politica)

 
22/10/2009 - solo una informazione o domanda ingenua (attilio sangiani)

in questo e altri articoli,di diversi autori si fa riferimento ai "poteri forti". Non crede l'autore (che stimo molto) che sarebbe meglio chiamarli "poteri di fatto", per distinguerli da quelli legittimi dello Stato? Infatti il POTERE dello Stato è il titolare o il rappresentante della SOVRANITA',ed ha il monopolio della forza.Quelli "di fatto" possono solo condizionare. Se usano la forza,la loro è "violenza bruta" ( come le mafie,i terroristi,ecc.). E poi: perchè non si dice mai quali sono i "poteri forti o meglio "di fatto" ? Gli articoli di giornale o blog non dovrebbero essere comprensibili solo agl "addetti ai lavori",ma anche ad ogni lettore che abbia la licenza media,non dico agli analfabeti ( che non potrebbero nemmeno leggerli ! ). Cordialmente