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LAVORO/ 2. Treu (Pd): caro Tremonti, più che il posto fisso migliora la flessibilità

Treu_TizianoR375.jpg (Foto)

Questa è la carenza maggiore del nostro sistema: una sproporzione fra forme di flessibilità e la debolezza delle regole che la controllano e della rete di sicurezza per chi è colpito dalla crisi. Gli ammortizzatori in deroga approvati di recente, sono solo un rimedio parziale, di carattere discrezionale e che lascia scoperti troppi lavoratori, soprattutto precari: quei 1.600.000 di lavoratori di cui ha parlato giustamente Draghi.

 

Il richiamo di Tremonti, se non è strumentale, potrebbe essere utile a rimediare questo squilibrio fra flessibilità e sicurezza che caratterizza il nostro mercato e che incide negativamente sulla vita di tante persone. Non basta dire che i lavori a termine in Italia non sono più della media europea. La verità è che questi lavori precari stanno crescendo non solo per la crisi. La turbolenza dei mercati e l’incertezza generale della nostra economia e della nostra società unite alla mancanza di adeguate tutele, aggravano il peso dell’insicurezza per le persone, anche oltre il dato numerico, e rendono più precario il loro lavoro.

 

È questa situazione che va cambiata, al di là delle affermazioni verbali. Verifichiamo se c’è la volontà di riaprire un confronto fra le forze sociali e fra maggioranza e opposizione su questi temi per riequilibrare il nostro mercato del lavoro, per renderlo più efficiente e più giusto. Gli interventi necessari sono noti da tempo, e sono stati ampiamente sperimentati in Europa.

 

La priorità è di approvare finalmente un sistema universale di tutele per tutti i lavoratori sia in caso di crisi aziendale temporanee, per prevenire i licenziamenti, per quanto possibile, sia in caso di disoccupazione. Non basta tutelare il reddito, servono servizi efficienti pubblici e privati capaci di aiutare i lavoratori a restare e a ritornare nel mercato del lavoro, con offerte credibili e con la richiesta di impegno da parte dei beneficiari delle tutele.

 

Poi occorre combattere gli abusi che esasperano la precarietà: troppi contratti a termine sono reiterati per anni: troppi contratti di collaborazione sono lavori dipendenti mascherati per farli costare di meno. I contratti precari presentano più rischio per i lavoratori e quindi vanno pagati di più, non di meno; e devono avere tutele adeguate anche in vista della pensione.

 

Infine occorre sostenere gli investimenti delle imprese innovative, che fanno ricerca, che inventano prodotti nuovi. La green economy è un’area sconfinata da sviluppare. Senza imprese innovative e senza una crescita di qualità, non c’è buona occupazione. Non c’è posto fisso che tenga. E questo vale anche per il pubblico impiego, se non si vuole che sia un peso per tutti, ma che dia servizi di qualità ai cittadini.

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COMMENTI
26/10/2009 - la flessibilità di Treu (Giovanni Esposito)

Mi pare strano questo centrosinistra che dalla strenua difesa dello statuto dei lavoratori passa a far saldare i capisaldi della stabilità del lavoro e ed invocare la flessibilità con la confidustria.Il pacchetto Treu prima che fosse giustamente a mio parere,incanalato verso una migliore tutela dei lavoratori,da Marco Biagi,era secondo me una riforma eccessivamente liberista che non teneva abbastanza in conto dell'importanza della formazione del capitale umano nell'impresa ma il pacchetto, preferiva vedere un economico lavoratore "usa e getta" da utilizzare nei periodi di "vacche grasse" che era da accantonare nei periodi di crisi.Quando venne varato il pacchetto Treu non si pensarono a politiche attive del lavoro e vedo che ad oggi praticamente alcun partito pensa a qualcosa di diverso dalle politiche passive del lavoro come può essere un salario di disoccupazione che,a mio parere,potrebbe scivolare pericolosamente verso un reddito di cittadinanza. Se venisse introdotto un reddito di cittadinanza si rischia che si presentano anche in italia,i problemi di mancato reinserimento nel mercato del lavoro di coloro che appartengono alla fasce più basse di reddito della popolazione che si sono verificate in buona parte dell'Europa. In pratica alcuni lavoratori non vogliono più lavorare poichè se lavorassero percepirebbero un reddito più basso di quanto percepiscono con il reddito di cittadinanza.Nei periodi di disoccupazione dei lavoratori,inoltre,chi pagherebbe i contributi inps?

 
22/10/2009 - Un piccolo aspetto dimenticato (Adriano Sala)

L'intervento dell'ex ministro Treu è singolare e tipico dei politici italiani: abbiamo fatto, ma non abbiamo potuto finire. Io credo che fra le cose non fatte ci sia l'aspetto retributivo. I lavoratori a tempo determinato devono avere una retribuzione superiore ai lavoratori a tempo indeterminato: la flessibilità si deve pagare, come avviene in Francia, in modo che i lavoratori a tempo determinato siano utilizzati per coprire i picchi produttivi, non per le normali attività. La flessibilità potrebbe essere anche una scelta di vita per chi ha altre attività (ad esempio piccola agricoltura), per chi vuole una maggiore qualità della vita (più vacanze in giro per il mondo) o per chi vuole stare più vicino alla famiglia. Tutte situazioni queste che ho potuto vedere in Francia già 20 anni fa'. E' chiaro che in questo momento il lavoro manca, ma la struttura del salario per i lavoratori temporanei dovrà essere affrontata per dare stabilità ai ragazzi.