BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

LAVORO/ 2. Treu (Pd): caro Tremonti, più che il posto fisso migliora la flessibilità

L’alternativa per le sorti del mercato del lavoro non può essere fra una flessibilità senza limiti che diventa precarietà e un posto fisso, inteso come garanzia assoluta di stare sempre sulla stessa “sedia”

Treu_TizianoR375.jpg(Foto)

Le affermazioni di Tremonti sul c.d. posto fisso non sono del tutto sorprendenti in bocca al ministro. È da qualche anno che Tremonti sta esprimendo posizioni critiche nei confronti dei capisaldi del liberismo, correggendo così suoi precedenti orientamenti.

 

La critica alla mobilità indifferenziata, alla precarietà e ai relativi eccessi è parte di questo revirement più ampio. Si aggiunge alle polemiche contro la globalizzazione senza freni, contro le liberalizzazioni, affrettate e corrispondenti al crescente interventismo statale in vari campi, dalle reprimende alle banche, al lancio della banca del Sud.

Sono molti a ritenere che queste esternazioni di Tremonti abbiano finalità che vanno oltre il merito delle singole questioni e che segnalano la sua volontà di riposizionarsi nel contesto politico attuale e per il dopo Berlusconi. Quanto queste interpretazioni siano corrette si avrà modo di verificarlo nei fatti; forse anche presto.

Certo è che il tema scelto, in questo caso, è particolarmente significativo. L’attenzione dei media si è concentrata sulla lode del “posto fisso” che è una forzatura, penso anche nel pensiero di Tremonti. Ma l’alternativa per le sorti delle persone e per il mercato del lavoro non può essere fra una flessibilità senza limiti che diventa precarietà e un posto fisso, inteso come garanzia assoluta di stare sempre sulla stessa “sedia”, a prescindere dalle vicende dell’impresa e del mondo.

È vero che né la flessibilità né la mobilità sono valori in sé. Sono aspetti della realtà produttiva e del lavoro che devono essere regolati perché siano funzionali alla competitività dell’impresa e sostenibili per la vita personale o addirittura utili alla crescita della professionalità.

Come in tutti i fenomeni sociali anche il senso della mobilità e flessibilità dipende da come sono finalizzate e regolate. Questa è sempre stata la mia convinzione. Ma non solo mia. È stata l’idea ispiratrice delle riforme del lavoro, e da me fatte approvare, già da quella del 1997 conseguente all’accordo sociale del 1996.

Questo è un orientamento comune alle migliori pratiche europee di flexicurity; che ammettono la flessibilità, ma vi pongono limiti per evitare abusi e soprattutto la accompagnano con forti protezioni sul mercato del lavoro: tutele del reddito in caso di perdita o sospensione del lavoro, servizi di politica attiva e formazione professionale per facilitare un pronto reimpiego dei lavoratori.

Purtroppo il sistema italiano è carente, su questi punti. Eppure già nel 1998 il governo Prodi, seguendo le indicazioni della Commissione Onofri, aveva pronta una riforma degli ammortizzatori sociali e dei servizi all’impiego che doveva accompagnare la legge 196. La caduta del governo Prodi ne impedì l’approvazione: e i tentativi successivi di rilanciarla, da ultimo con la delega della legge 247/2007, non hanno avuto successo.

Così la flessibilità si è sviluppata senza adeguate compensazioni di sicurezza per i lavoratori, specie per i più deboli. Anzi è stata enfatizzata dalla legislazione del centrodestra e dalle ideologie liberiste, condivise da molti esponenti dell’attuale governo.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
26/10/2009 - la flessibilità di Treu (Giovanni Esposito)

Mi pare strano questo centrosinistra che dalla strenua difesa dello statuto dei lavoratori passa a far saldare i capisaldi della stabilità del lavoro e ed invocare la flessibilità con la confidustria.Il pacchetto Treu prima che fosse giustamente a mio parere,incanalato verso una migliore tutela dei lavoratori,da Marco Biagi,era secondo me una riforma eccessivamente liberista che non teneva abbastanza in conto dell'importanza della formazione del capitale umano nell'impresa ma il pacchetto, preferiva vedere un economico lavoratore "usa e getta" da utilizzare nei periodi di "vacche grasse" che era da accantonare nei periodi di crisi.Quando venne varato il pacchetto Treu non si pensarono a politiche attive del lavoro e vedo che ad oggi praticamente alcun partito pensa a qualcosa di diverso dalle politiche passive del lavoro come può essere un salario di disoccupazione che,a mio parere,potrebbe scivolare pericolosamente verso un reddito di cittadinanza. Se venisse introdotto un reddito di cittadinanza si rischia che si presentano anche in italia,i problemi di mancato reinserimento nel mercato del lavoro di coloro che appartengono alla fasce più basse di reddito della popolazione che si sono verificate in buona parte dell'Europa. In pratica alcuni lavoratori non vogliono più lavorare poichè se lavorassero percepirebbero un reddito più basso di quanto percepiscono con il reddito di cittadinanza.Nei periodi di disoccupazione dei lavoratori,inoltre,chi pagherebbe i contributi inps?

 
22/10/2009 - Un piccolo aspetto dimenticato (Adriano Sala)

L'intervento dell'ex ministro Treu è singolare e tipico dei politici italiani: abbiamo fatto, ma non abbiamo potuto finire. Io credo che fra le cose non fatte ci sia l'aspetto retributivo. I lavoratori a tempo determinato devono avere una retribuzione superiore ai lavoratori a tempo indeterminato: la flessibilità si deve pagare, come avviene in Francia, in modo che i lavoratori a tempo determinato siano utilizzati per coprire i picchi produttivi, non per le normali attività. La flessibilità potrebbe essere anche una scelta di vita per chi ha altre attività (ad esempio piccola agricoltura), per chi vuole una maggiore qualità della vita (più vacanze in giro per il mondo) o per chi vuole stare più vicino alla famiglia. Tutte situazioni queste che ho potuto vedere in Francia già 20 anni fa'. E' chiaro che in questo momento il lavoro manca, ma la struttura del salario per i lavoratori temporanei dovrà essere affrontata per dare stabilità ai ragazzi.