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FISCO/ Il rimedio contro l’evasione? Un’aliquota unica uguale per tutti

Pubblicazione:domenica 25 ottobre 2009

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Chi guadagna 100 e versa al fisco il 30%, ad esempio, versa di più rispetto a chi ha un reddito minore e versa la stessa aliquota. Il criterio della progressività comporta il dovere di soggiacere ad aliquote più alte man mano che il reddito è maggiore: chi produce più reddito è tenuto a versare di più in via esponenziale. I due criteri, insieme, colpiscono due volte chi è più produttivo, come a dire che il principio-guida è colpire chi produce, dunque chi guadagna, dunque chi ridistribuisce. Tutto questo mostra quanto, alla fine del processo, possa apparire ingiusto il nostro sistema: in nome di una equità sociale apparente si rischia di lacerare l'economia reale del paese, sottraendo maggiori sostanze a chi più produce (e ridistribuisce), e fornendo in cambio dei servizi non sempre efficienti e per di più insufficienti. Il criterio della progressività potrebbe essere edulcorato con l'applicazione di sgravi fiscali rilevanti a favore di start-up, piccole e medie imprese, e magari allargando la "no-tax area" ai percettori sotto una certa soglia. 

In un momento storico in cui il Governo in carica ha larghe possibilità di attuare le riforme, viene da chiedersi perché non si approfondisca una riflessione coraggiosa ma benefica. Sarebbe estremamente meritorio, e perché no, potrebbe addirittura "fare la storia". 

La cosiddetta flat tax (ovvero un'unica aliquota applicata a tutti i percettori di reddito) è stata applicata con successo in diversi paesi europei (Estonia, Lituania, Slovacchia, Polonia, Serbia e Romania). Vediamone i vantaggi: anzitutto semplificazione normativa. L'aliquota flat riorienta verso attività produttive - così nell'apparato burocratico così come nel privato - coloro che sono dediti a seguire ed interpretare i rivoli più tortuosi del sistema a tassazione progressiva. Un'unica aliquota, modesta - ipotizziamo il 20% - sarebbe la soluzione al male dell'evasione, il gettito fiscale crescerebbe, la produzione industriale aumenterebbe così i salari e le esportazioni (vedere l'esempio della Romania nel 2005: entrate +8%, produzione industriale +5,3%, salari reali +6,9%, esportazioni +17,4%). Anche sul piano psiciologico, un'aliquota unica sarebbe percepita come più equa. Un'aliquota unica, sostenuta dal solo criterio della proporzionalità, permetterebbe di allineare le pretese del fisco all'economia reale del paese, agevolando in tal modo lo Stato a raccogliere e ridistribuire: beninteso, in maniera responsabile, con “la diligenza del buon padre di famiglia”, attraverso una spesa pubblica seria e oculata. Ma certo, qui si sfocia nella sfera etica, che non è mai di un sistema bensì propria dell'individuo. Illusione o provocazione che sia, è utile rifletterci.



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COMMENTI
26/10/2009 - si all'aliquota unica (Luca Battanta)

Sono favorevolissimo all'aliquota unica magari al 20% come proposto nell'articolo.Davvero sarebbe,abbinata al quoziente famigliare,una delle vere riforme che i lavoratori aspettano.Cambierebbe,secondo me, anche l'appeal che ha lo Stato sui lavoratori e famiglie che verrebbe visto come più equo e meno avido di imposte.Credo certamente che una così grande riforma andrebbe accompagnata dall'altro lato ad un serio monitoraggio e ad una razionalizzazione della spesa pubblica ed inoltre una lotta all'evasione abbastanza dura poichè penso che l'aliquota flat non porterebbe bastare da sola come incentivo ad un abbassamento dei tassi di evasione fiscale.L'idea dell'aliquota flat rimane ottima,a mio parere,nonostante le possibili difficoltà di attuazione.Spero che il governo abbia voglia di prendersi carico di una riforma così importante per i lavoratori che oggi pagano aliquote a mio parere troppo alte sul proprio reddito.