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FINANZA/ Le ultime furbate degli speculatori preparano nuove pericolose bolle

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Ora il carry trade, solitamente impostato su yen e franchi svizzeri, è concentrato invece in dollari, presi a prestito per acquistare assets: le scelte della Fed di stampare denaro a nastro con tassi di interesse a 0 rende conveniente questa operazione e gli stimoli pubblici posti in essere dal governo garantiscono ancora qualche tempo di speculazione serena. Solo che il dollaro non potrà restare così debole a vita e quando si paleserà l'inversione dei corsi monetari saranno lacrime non solo per chi ha investito, ma soprattutto per le banche.

 

Anche perché, nonostante la diversificazione posta in essere nell'ultimo trimestre, la Cina continuerà a mantenere il grosso delle sue riserve in Securities denominate in dollari, così come annunciava ieri il Monday's Financial News, foglio pubblicato dalla Banca Popolare Cinese. I 2,27 trilioni di riserve cinesi, la cui composizione è di fatto un segreto di Stato, resteranno per una parte sostanziale denominate in dollari, anche perché Pechino si è vista costretta a continuare l'acquisto di biglietti verdi per mantenere basso il tasso di cambio della yuan a fini di politica economica interna ed export: inoltre, verrà cambiato il meccanismo di cambio della yuan per evitare pressioni sulla Banca centrale nell'accesso di inflows monetario straniero.

 

Insomma, il dollaro debole - il peggior dato da quattordici mesi - durerà ancora un po' ma non per sempre: e sarà ancora la Cina a garantirne, per il tempo necessario, la sopravvivenza come denominatore di riserve globali. Occhio quindi all'ultima furbata della speculazione: in molti potrebbero scottarsi le dita, non ultime le sempre poco caute istituzioni bancarie.

 

In compenso, se il dollaro resterà il faro monetario, qualcosa si muove in altri contesti che segnalano manovre di disimpegno ben poco incoraggianti. Parliamo dei Treasury Bonds che, nella scadenza decennale, stanno registrando una vera e propria impennata dei rendimenti sul mercato secondario, segnale che starebbe a indicare vendite massicce.

 

I fari, ovviamente, si sono subito accesi verso i grandi detentori stranieri che starebbero operando alleggerimenti delle posizioni, operazioni che normalmente vengono accuratamente frazionate e diluite nel tempo ma che non sempre riescono a passare del tutto inosservate: soprattutto quando tradiscono fretta e preoccupazione, sentimenti che poco vanno a braccetto che l'euforia immotivata dei mercati e parlano invece la lingua di un paese, gli Usa, alla disperata ricerca di una exit strategy che la sua leadership non sembra nemmeno intravedere.

 

Ieri sui mercati i rialzi erano limitati a titoli legati a petroliferi e minerari, ovvero chi gode del rimbalzo della speculazione sulle commodities: occhio agli assicurativi, la nuova bolla sta per scoppiare. E la Gran Bretagna sarà l'avamposto di quella che, senza un altro tampone pubblico, si trasformerà in un'emergenza capace di erodere le pensioni e i risparmi - in piani di accantonamento privato - di migliaia e migliaia di cittadini. Mentre là fuori si gioca al carry trade, il segreto sulle reali perdite nelle pance degli istituti si perpetua: prima o poi, però, sarà reso pubblico. E non saranno belle notizie.

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COMMENTI
27/10/2009 - il carry trade - banche centrali all'ammasso ? (michele fortunato)

in mancanza di programmazione - la bce un anno fa diceva che il pericolo n.1 dei mercati era l'inflazione (...) - le banche centrali continuano nella politica di stampo giapponese di annaccquare i mercati con liquidita' a tassi zero. ma la liquidita' non va per nuovi impieghi ma per finanziare quelli vecchi incagliati - vedi asset tossici - abbiamo cosi' deflazione tassi a zero e crescita degli impieghi a zero. quando i mercati capiranno che gli asset tossici non sono spariti o volatilizzati ma solo messi in freezer e pronti a tornare sui bilanci temo che i mercati si potranno innervosire alquanto...