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FINANZA/ Le ultime furbate degli speculatori preparano nuove pericolose bolle

Pubblicazione:martedì 27 ottobre 2009

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L'Opec aumenterà la produzione per salvaguardare la ripresa dell'economia globale se il prezzo del petrolio tornerà a toccare i 100 dollari al barile. Lo ha dichiarato il presidente del cartello, l'angolano Jose Botelho de Vasconcelos, il quale ha affermato che un prezzo tra i 75 e gli 80 dollari al barile è sostenibile sia per i produttori che per i consumatori, mentre quotazioni più alte potrebbero frenare la ripresa.

 

Balle. Quel prezzo non è sostenibile per il semplice fatto che rappresenta una bestemmia nei confronti dei fondamentali: è tutta e sola speculazione over-the-counter, una strategia di hedging sul ciclico che non smetteremo di denunciare come suicida oltre che criminogena. Ma a preoccupare deve essere la promessa-minaccia dell'Opec: ovvero, aumentare la produzione se il greggio toccherà i 100 dollari al barile.

 

Come dire che ormai nelle segrete stanze si sa che l'oro nero raggiungerà quella cifra, addirittura Goldman Sachs si spinge oltre nelle previsioni: siamo agli avvertimenti in stile quasi mafioso di un cartello che di fatto non permette la nascita di un “mercato” del petrolio, piuttosto il perpetuarsi di una piattaforma concordata e blindata che non lascia margini di manovra se non quelli della speculazione che fa la gioia dell'Opec. Stiamo preparando il cappio con il quale ci impiccheremo alla logica di squeeze e corner, complimenti vivissimi.

 

Ma se il fronte petrolio porta soltanto brutte notizie, con i consumatori furibondi per i continui aumenti del carburante, nonostante in Asia il prezzo fosse sceso sotto quota ottanta dollari nella notte risalendo poi a ottantuno a causa anche della cronica debolezza del dollaro, quello bancario continua ad affossare gli indici azionari, Milano in testa, anche dopo la decisione annunciata ieri dal gruppo bancario e assicurativo olandese Ing di separare le attività di banca da quelle di assicurazione, per vendere nel tempo queste ultime e un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro per rimborsare le iniezioni di liquidità fornite dallo stato olandese.

 

Un qualcosa che ricorda molto da vicino la proposta di “spezzatino” avanzata la scorsa settimana dal governatore della Bank of England, Mervyn King, bocciata dal premier Gordon Grown ma nei fatti unica possibilità di evitare futuri default. Se infatti, proprio in Inghilterra, Lloyds ha annunciato l'intenzione di lanciare un aumento di capitale da 23 miliardi di sterline per tagliare del tutto il supporto statale - e quindi le regole a cui bisogna sottoporsi per perpetuarlo - dall'America giungono nuove preoccupazioni per futuro, pesantissime speculazioni a causa dell'ultima moda sui mercati, ovvero un colossale carry trade garantito dalla debolezza del dollaro.

 

Cosa sia il carry trade è presto detto: è la pratica speculativa consistente nel prendere a prestito del denaro in paesi con tassi di interesse più bassi, per cambiarlo in valuta di paesi con un rendimento degli investimenti maggiore in modo sia da ripagare il debito contratto sia da ottenere un guadagno con la medesima operazione finanziaria.

 

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COMMENTI
27/10/2009 - il carry trade - banche centrali all'ammasso ? (michele fortunato)

in mancanza di programmazione - la bce un anno fa diceva che il pericolo n.1 dei mercati era l'inflazione (...) - le banche centrali continuano nella politica di stampo giapponese di annaccquare i mercati con liquidita' a tassi zero. ma la liquidita' non va per nuovi impieghi ma per finanziare quelli vecchi incagliati - vedi asset tossici - abbiamo cosi' deflazione tassi a zero e crescita degli impieghi a zero. quando i mercati capiranno che gli asset tossici non sono spariti o volatilizzati ma solo messi in freezer e pronti a tornare sui bilanci temo che i mercati si potranno innervosire alquanto...