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LAVORO/ Il posto fisso non esiste più. Dove cercare sicurezza e stabilità?

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Il posto fisso: un valore che sostiene la sicurezza della persona nella costruzione del proprio futuro... Questo in sintesi il pensiero personale espresso dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti negli ultimi giorni. Un sasso gettato in un momento in cui la crisi economica internazionale, dopo aver toccato il fondo, sembra mostrare segnali di ripresa, anche se le sue ripercussioni sull'occupazione non sono certamente finite e si faranno sentire ancora per diversi mesi.

 

Al netto di valutazioni ideologiche e di opportunità politica credo sia importante soffermarsi su alcuni punti che possono contribuire a un dialogo su un tema estremamente critico per lo sviluppo del sistema del welfare del nostro paese.

 

Il tema posto dal Ministro Tremonti si può ricondurre al lavoro come condizione (non unica) che consente alla persona di costruire la sicurezza per il futuro proprio e dei suoi familiari. È un tema rilevante che va affrontato cercando di tenere conto di diversi fattori in gioco: le trasformazioni in corso nella società odierna e le sue ripercussioni sulla realtà del mercato del lavoro, i soggetti coinvolti, il ruolo delle istituzioni e gli interventi di regolazione.

 

L'innovazione tecnologica, la globalizzazione dei mercati hanno certamente contribuito a cambiamenti che impattano sia sul ciclo di vita dei prodotti e servizi, sia sugli assetti organizzativi e gestionali delle imprese che per rimanere competitive (condizione di esistenza) devono fare leva su elementi quali l'innovazione continua (organizzativa e di processo), l'efficienza (costi e tempi) e la specializzazione delle risorse umane. Sono elementi che hanno forti impatti sulla struttura della occupazione, amplificando a settori economici, precedentemente esenti, esigenze di flessibilità.

 

Osservando le dinamiche in atto negli ultimi anni nei mercati del lavoro locali (regionali e provinciali) risulta evidente un aumento della mobilità dei lavoratori, che arriva a tassi nell'intorno del 30% annuo rispetto alle forze di lavoro dipendente e a una richiesta di flessibilità delle aziende, riscontrabile nell'aumento delle assunzioni effettuate attraverso l'utilizzo di contratti flessibili (tempo determinato, interinale, co.co.pro, ecc.).

 

Il valore raggiunto dai contratti flessibili è pari a circa il 70% del totale delle assunzioni (i dati si riferiscono all'anno 2008 e al primo semestre 2009 in Lombardia[1]). La mobilità, dagli studi effettuati, non vede coinvolte solo le persone assunte con contratti flessibili (sicuramente le più mobili), ma anche quelle con contratti a tempo indeterminato (quelle del "posto fisso"). A rafforzare quanto detto è interessante segnalare che in un arco temporale pluriennale (2000-2007 in provincia di Milano), circa l'80% dei contratti avviati si chiudono e la durata media dei contratti a tempo indeterminato (calcolata sul totale dei contratti chiusi) è pari a circa 18 mesi.

 

In questo contesto è possibile parlare di sicurezza prendendo in considerazione solo la tipologia contrattuale del "posto fisso"? 


[1] Fonte: Osservatorio Federato del Mercato del Lavoro - Regione Lombardia, elaborazione dati CRISP - Centro di Ricerca Interuniversitario sui Servizi di Pubblica Utilità.

 

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COMMENTI
28/10/2009 - Chi fa da sè ... (GIORGIO GAVINEL)

Purtroppo o per fortuna lo "Stato mamma" non esiste più e non può esistere in un contesto socio economico attuale. Sono profondamente irritato lalle affermazioni demagogiche del ministro Tremonti e da chi le sottoscrive. La globalizzazione e l'evoluzione tecnologica hanno provocato una radicale trasformazione del mercato del lavoro che costringe tutti i livelli a rimettersi in discussione. Dobbiamo prenderne atto e cercare soluzioni individuali e/o collettive che ci permettano di affrontare questa realtà. Cambiare periodicamente lavoro non riserva solo aspetti negativi. Prima decidiamo di affrontarlo e meglio è.

 
28/10/2009 - Posto fisso (Pierluigi Assogna)

Perfettamente d'accordo. Quello che serve è la ragionevole certezza di un reddito dignitoso, la presenza diservizi sociali che possano sostenere la flessibilità, che è certamente un grande valore, e a cui non si può rinunciare.