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SCENARIO/ Cirino Pomicino: Tremonti? Non c’entra l’Irap, ma 5 anni di scelte sbagliate

Il governo cerca una strategia per far ripartire le riforme, perché la politica di Tremonti non basta più. Cos’ha sbagliato il ministro dell’Economia? Risponde Paolo Cirino Pomicino, ex ministro del Bilancio

tremonti_vittimaR375.jpg (Foto)

Il governo cerca una strategia per far ripartire le riforme, perché la politica di Tremonti non basta più. Bossi spinge per avere il ministro dell’economia vicepremier, ma Berlusconi dice no. E per la prima volta non se ne assume la responsabilità diretta, ma lascia scegliere il partito. Risposta inevitabile: nel Pdl praticamente tutti, tranne i leghisti - ma anche il fronte Lega è composito - mal sopportano l’arroganza del ministro, che iscrive d’ufficio nel “partito della spesa” chiunque alzi il dito per proporre un cambio di passo e accelerare le riforme. Le riforme costano, non si può, è la risposta. Ma crescita e rigore si escludono a vicenda? Lo abbiamo chiesto a Paolo Cirino Pomicino, ministro del Bilancio nella “famigerata” Prima repubblica.

Siamo alla resa dei conti tra il ministro Tremonti, che non vuole toccare i conti pubblici, e il variegato fronte del cosiddetto “partito della spesa”. È una vera alternativa?

Prima di dividere in modo semplicistico i buoni dai cattivi, mi limiterei ai dati. Sono anni che la nostra politica economica porta la firma del ministro Tremonti, che ha governato l’economia italiana per cinque anni negli ultimi otto. E proprio i dati della sua gestione sono devastanti.

Non è un giudizio troppo severo? Anche l’Europa ha elogiato il nostro rigore.

Mi lasci finire. Nei primi anni duemila il deficit è aumentato ed è stato azzerato l’avanzo primario - cioè il saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi - e la crescita della nostra economia è stata penultima all’interno dei paesi della zona euro. Negli ultimi due anni il differenziale si è ulteriormente aggravato. È pur vero che c’è stato l’effetto della crisi, e che i dati vanno depurati dal suo effetto contingente, ma è anche vero che siamo entrati in recessione - unico tra i paesi della zona euro - già lo scorso anno, quando abbiamo fatto segnare una crescita negativa dell’1 per cento, mentre i paesi della zona euro crescevano in media dello 0,7.

Ma allora quando sono cominciati i nostri problemi?

Andiamo per gradi. Questa entrata in recessione è stata aggravata dalla cosiddetta finanziaria del giugno 2008, la famosa finanziaria approvata in Consiglio dei ministri in 9 minuti e mezzo. È stata una finanziaria recessiva, che non solo non ha fermato il deficit, perché quest’anno raggiungeremo un rapporto deficit/Pil superiore al 5 per cento; ma non ha nemmeno toccato in chiave positiva la crescita. E il debito pubblico previsto per il 2010 è addirittura pari al 120 per cento del Pil.

Conclusione?

Se il debito e il deficit, cioè quello annuale e quello accumulato, avessero avuto una sorta di contenimento, o un incremento legato esclusivamente agli effetti della crisi, Tremonti avrebbe ragione. Ma i fatti lo smentiscono la sua politica attendista e velleitaria ha ottenuto l’esatto contrario di quel che si era prefissata.

Anche le voci più prudenti, senza iscriversi al partito spendaccione, riconoscono che la crescita è necessaria se non vogliamo soccombere. Lei che ne pensa?

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COMMENTI
29/10/2009 - L'economista POMICINO (celestino ferraro)

Andiamo, non vorrete farmi credere che Pomicino sia uno capace di emulare Keynes: non è stato all'altezza quando faceva il ministro del Bilancio (sbilanciatissimo), perché dovrebbe essere il mentore di Tremonti? Direbbe Frassica (Quelli della notte): è implicito, lo dice il nome stesso: Ex re nomen habet. CF

 
28/10/2009 - Da che pulpito Pomicino.. (Gianbattista Pasinetti)

Veramente, pensando alla "prima repubblica" mi viene solo in mente un disavanzo pubblico stratosferico che tutti i governi che si sono succeduti hanno ereditato e che continua tutt'ora a frenare le nostre possibilità di sviluppo e se ben ricordo in certi anni ho visto anche l'inflazione viaggiare oltre il 20%.. Era colpa di Tremonti anche allora? Poi forse Cirino Pomicino dovrebbe farsi prima perdonare altre cosette... non è così? Buon lavoro a tutti!

 
28/10/2009 - aumentare la domanda di beni di prima necessità (attilio sangiani)

a mio parere non vedo perchè chiedere la diagnosi ad un medico ,corresponsabile della malattia del paziente Italia,che è l'enorme debito pubblico.Dannosissimo non solo per la difficoltà di ridurlo e lo spread con i titoli esteri,ma per i gravi danni che ha prodotto da subito : infatti lo spreco del passato ha impedito di investire preziose risorse nelle infrastrutture che ci consentirebbero di sostenere la concorrenza estera( ferrovie,strade,vie del mare,innovazioni tecnologiche,ospedali efficienti in "tutte" le regioni,servizi pubblici rapidi,precisi,poco costosi,giustizia veloce e "non politicizzata",uso intelligente delle risorse idriche,delle fonti alternative di energia,ammodernamento della agricoltura,ecc.). Ora ne paghiamo lo scotto.A questo punto della crisi e del debito penso che l'unico provvedimento possibile e utile sarebbe ridurre la pressione fiscale sulle famiglie con l'adozione immediata dello "splitting" . Ciò farebbe aumentare i consumi di beni e servizi prodotti quasi esclusivamente in Italia,compresa la edilizia. L'indotto rimarrebbe nel Paese con effetti di moltiplicazione e di accelerazione. Solo in un secondo momento vedrei la riduzione dell'IRAP,( praticamente un doppione dell'IVA ) che penalizza l'impiego di manodopera e non tanto di materie prime. Mi sembra poi già in atto la detassazione degli utili reinvestiti,per incentivare gli investimenti delle imprese.

 
28/10/2009 - TREMONTI-POMICINO (ARRIGO MASINELLI)

MA DOVE SONO FINITI IL QUOZIENTE FAMILIARE E IL BUONO SCUOLA ? SOSTENERE LA FAMIGLIA E L'EDUCAZIONE VUOL DIRE ANCHE FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA, FACENDO "RIPARTIRE" LA SOCIETA' CIVILE E SOSTENENDO I COSIDDETTI CORPI INTERMEDI. BERLUSCONI E TREMONTI SVEGLIATEVI !!!!!!!!!!!!

 
28/10/2009 - Cirino Pomicino (forno lodovico)

Ha ragione! Chiedo volentieri scusa a Cirino Pomicino per il tono finale del mio intervento (il contenuto comunque rimane). Lodovico Forno

 
28/10/2009 - SCELTE ECONOMICHE SBAGLIATE SÌ, COSTRETTI DALLA NO (Di Tolve Vincenzo)

Ciro Pomicino, canta da Rap stonato, ma afferma la verità che la rovina del nostro Paese, sono stati proprio quei Politici della Prima Repubblica, che castra l’economia! Tremonti e Berlusconi come possono trasformare un Paese Industrializzato che, da agricolo e col 84% analfabeti (Lucania) ha costruito solo cattedrali nel deserto solo per frenare e ringraziarsi con il clientelismo quei cittadini che oggi sono alla soglia del 40%? Casini è l‘esempio col suo Centro, erede di Ciro che, ovunque cedono per consensi, vizio del passato che, se guardate la Lucania, con poco più di 600.000 abitanti, avranno di certo il doppio d’assegni d’assistenza, oppure, la Sicilia, Calabria e Puglia, quanti assunti per nepotismo negli enti Pubblici o in Rai quasi tutti Funzionari e Direttori, chi paga? Tutto questo, senza aggiornarsi con infrastrutture non sapendo programmare ed aggiornare i 4 Codici Civili e Penali e Riforme strutturali, compreso quando nella costruzione dell’Autostrada del sole l’A1 non sapevano dell’evoluzione e di quadruplicarla? Che cosa dire che, negli anni ‘70 che il 75% per cento delle merci viaggiano su gomme? Provate a rileggervi la relazione del mio amico Bruno Morosilio, al convegno Uiltrasporti di Ariccia, ebbene, sbaglio che, abbiamo oltre 3500 km di coste, forse, meglio dire che non volevano toccare gli interessi della Fiat - Agnelli - Pirelli? Cosa dire della centrale di Caoso costata oltre 200mld€ per costruirla e smantellarla?

 
28/10/2009 - cirino... giulio (roberto fantechi)

seguo il commento precedente... da buona prassi italiana cirino dà addosso a giulio... il commentatore dà addosso a cirino... evviva! così a questo modo non si arrive da nessuna parte.... e siamo fermi da 15 anni, la recessione ha solo esacerbato il problema... così il conundrum ci tiene prigionieri... quando lo si è, prigionieri, che fare? le catene vanno spezzate... ci vogliono uomini coraggiosi e lungimiranri, non mezze tacche che sono preoccupate da problemi o personali o disopravvivenza... abbassare le tasse ad imprese e persone... e vai! tagliare con coraggio e neutralità di obiettivi... e vai! alternative? spiattellatele... e vai! ma basta dire sì e no allo stesso tempo e denigrare le parti opposte... saluti

 
28/10/2009 - Sembra facile... (forno lodovico)

Non sono d'accordo con il punto di vista dell'intervistato sulla strategia contro la crisi. Dare una valutazione così sicuramente negativa, in corso d'opera di una crisi la cui gravità non era possibile prevedere, mi sembra che tradisca una sbrigativa voglia di criticare, anzi di dare addosso, solo per un antipatia pregressa. La crisi non è finita e le sue conseguenze non sono ancora tutte chiare. Pertanto giudicare adesso è prematuro. Fare del senno di poi mi sembra anche un pò banale come esercizio. Condivido il giudizio che il tallone di Achille di Giulio Tremonti è nella sua formazione, a mio avviso, tipica del controller dei conti di una azienda multinazionale. Conoscono bene i numeri, non conoscono i processi ed a volte operando dall'alto si vede bene la direzione che i numeri dell'azienda dovrebbero avere, ma non si sa come realizzarlo agendo sui processi. Questo porta a strategie a volte controproducenti. L'avvento però di un tecnico di questo genere rispetto ai "politici" precedenti è sicuramente un miglioramento. Se in decenni di amministrazione Dc si fosse avuto lo stesso scrupolo sui conti oggi non saremmo così zavorrati dai debiti. Cirino Pomicino appartiene a questa era di totale irresponsabilità contabile. Cordiali saluti, Lodovico Forno

RISPOSTA:

Mi sembra utile che il Sig. Forno guardi i risultati dei tre anni del governo Andreotti- Carli-Pomicino scritti sui bollettini della Banca d'Italia e vedrà che quel governo per la prima volta azzerò il bilancio primario, quello al netto degli interessi, nel 1991, anno in cui il debito era del 98% del Pil. Dopo la cura dei tecnici in questi 15 anni, dopo 16 manovre finanziarie, 160 miliardi di ricavi per la vendita di aziende pubbliche il debito è ad oggi il 115% del Pil. Ognuno è libero, poi, di pensarla come vuole ma i dati sono la verità incancellabile. Cordialità, Paolo Cirino Pomicino