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TELECOM/ L'uscita di Benetton è la spia di un disagio o l'inizio della crisi?

L’uscita di Sintonia da Telco è solo la “spia” di un disagio per un grande business del futuro che non decolla mai. Telecom soffre infatti di molti problemi

Telecom_porta_a_vetriR375_29sett08.jpg (Foto)

Si è arrivati a un nuovo “punto di partenza”, oppure a una “nuova svolta”. Quando si parla di Telecom Italia, inevitabilmente, si usano questi luoghi comuni che non significano assolutamente nulla e si assiste sempre a una sorta di “telefono” che sembra permanentemente in stand-by.

 

Un anno fa, Gilberto Benetton aveva già preannunciato il disimpegno della famiglia di Ponzano Veneto dalle telecomunicazioni che, attraverso Sintonia, controlla il 2% di Telecom Italia, e l'8,4% di Telco, la holding di riferimento nel capitale del colosso delle telecomunicazioni italiane. Mercoledì, mentre gli altri soci di Telco rinnovavano il patto fino all'aprile del 2013, i Benetton hanno ufficializzato definitivamente il loro disimpegno.

 

All'interno di Telco c'è un socio industriale molto forte, la spagnola Telefonica, che nella holding controlla il 42,3%, corrispondente nel più ampio capitale di Telecom a una quota del 10,3%. Gli altri “grandi soci” di Telco sono ormai solo tre grandi realtà finanziarie italiane: Generali, Intesa San Paolo e Mediobanca. La presenza di Sintonia assicurava sostanzialmente un contrappeso italiano abbastanza significativo alla presenza spagnola.

 

La “grande crisi”, certamente, ma anche la situazione di perenne incertezza di Telecom, ha causato perdite troppo consistenti ai Benetton. Si dice che la loro “bolletta”, in otto anni di presenza nel campo delle telecomunicazioni, abbia avuto un costo (minusvalenze) pari a 1,8 miliardi di euro.

 

Se con Sintonia al suo interno, la holding Telco controllava il 24,5% di Telecom, occorrerà vedere ora che tipo di aggiustamenti di quote si verificherà. Saranno i “grandi soci” a colmare la quota dei Benetton? Oppure si può pensare a una “new-entry”, come la Findim Group di Marco Fossati, che ha in portafoglio ben il 5% del capitale di Telecom Italia?

 

Il problema di un nuovo assetto non è certo secondario, ma tuttavia non sembra ancora il problema principale di Telecom Italia, società che fin dalla sua costituzione ha vissuto momenti sempre problematici, che poi sono diventati “problematicamente endemici” dopo l'uscita di Marco Tronchetti Provera. Basta pensare al motivo per cui si ritiene che la famiglia di Benetton abbia deciso di disimpegnarsi.

 

A parte la “bolletta” molto salata, da molti mesi, a quanto pare, il socio Sintonia sottolineava la necessità di obiettivi strategici e soprattutto (in questo non era solo) di un piano industriale di rilancio. Ma i problemi di Telecom, ereditati anche dal ticket Galateri di Genola-Bernabè, sembrano troppo complessi per predisporre al momento, oppure in tempi ravvicinati, un grande rilancio del colosso delle telecomunicazioni italiane.

 

In realtà, la società guidata da Franco Bernabè si trova quasi in una “palude” per due ragioni principali: il forte indebitamento da un lato e la presenza proprio di un grande socio industriale come la spagnola Telefonica. Se l'indebitamento impone razionalizzazioni in Italia, il grande socio iberico, nonostante le speranze iniziali, si è rivelato “invadente suo malgrado”, nel senso che, nel mondo complicato delle telecomunicazioni e dei controllori nazionali, Telefonica, sia in Brasile che soprattutto in Argentina, ha condizionato e condiziona l'espansione di Telecom al'estero.

 

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