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Economia e Finanza

CRISI/ Il “crack” dell’economia mondiale ci ha davvero insegnato qualcosa?

Il professor GAETANO TROINA esprime alcune perplessità sulle tendenze del mercato anche dopo la lezione della crisi. Segno del fatto che il lupo perde il pelo ma non il vizio e che alcune logiche “tornacontiste” sono più forti dei segnali lanciati dalla realtà

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La crisi economico-finanziaria che ha investito e continua a persistere (anche se con diversa intensità da un paese ad un altro) ha un’origine complessa, ma sicuramente una parte predominante che l’ha determinata deve essere rinvenuta nei mercati finanziari e nella loro interpretazione della “realtà” economica. Questa economia è sostanzialmente figlia di una certa “cultura economica”, cioè di un certo modo di concepire e giustificare qualsiasi azione economica come una sorta di “avventura massimamente tornacontista”.

L’attuale crisi origina da persone che hanno scavalcato a piè pari le regole fondamentali della realtà economica e ne hanno, malauguratamente, costruita una di natura “virtuale”. Sono persone ed istituti che hanno “giocato” coi numeri, dimenticando che se i numeri non sono “segno” di elementi reali, cioè non rimandano e non quantificano una “sostanza”, allora sono solo l’espressione di apparenze, sono l’espressione di nebbie che hanno il compito di avvolgere e di ovattare per plagiare, ma che, quando si diradano, lasciano apparire la realtà che, con la loro persistente “umidità”, hanno mutato ed anche distrutto.

Siamo stati di fronte ad un’economia che si è ammantata di speculazione e che si è disinteressata della prudenza, un’economia che ha favorito il consumo a credito “fregandosene” del disavanzo delle partite correnti dei bilanci nazionali (specialmente di quelli statunitensi), un’economia che ha “inventato” ricchezza vuota di sostanza e piena di illusorie promesse che non sempre le stesse autorità di vigilanza hanno saputo individuare.

Siamo stati di fronte all’economia del capitalismo-gioco, all’economia dei “lupi” e delle “volpi”, delle “spallate furbe”, delle ricchezze improvvise, del liberalismo selvaggio e senza regole che ha come unico riferimento-guida di tipo “etico” il profitto del tipo “tutto e subito”. È stata l’economia delle scommesse sui derivati che sganciandosi quasi totalmente dalla realtà quotidiana se ne è creta una virtuale, che ha avuto (e forse ancora ha) la forza di sciorinare e far passare come “novità” situazioni che, nella sostanza delle cose, possono essere ricondotte a vecchi espedienti per far soldi senza alcuna remora morale. Siamo stati di fronte all’economia dei “benefit” sempre più alti a favore di manager delle organizzazioni finanziarie che hanno prodotto superprofitti (spesso solo apparenti).