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FINANZA/ Siete pronti a scommettere in Borsa? Attenti alle agenzie di rating…

Pubblicazione:martedì 6 ottobre 2009

Tagliola_SoldiR375.jpg (Foto)

L’Irlanda, gioco forza, ha dovuto dire “sì” al Trattato di Lisbona: non aveva alternativa, la crisi sta mordendo troppo la ex Tigre celtica per potersi permettere, per la seconda volta, di esprimere liberamente il proprio pensiero. Serve, a Dublino, lo scudo dell’euro per attraversare un autunno che sarà pesante, molto pesante: disoccupazione alle stelle, tagli necessari praticamente a tutte le voci della spesa sociale per evitare che il rischio di default sul debito si tramuti in realtà, indebitamento delle famiglie verso le banche al 190% del reddito medio. No, non è il tempo di soluzioni avventate. Speriamo che ora l’Ue, ottenuto ciò che voleva, si metta seriamente al lavoro per trovare soluzioni e non soltanto per organizzare comitati ristretti di burocrati.

 

Chi ha lavorato, senza guardare in faccia nessuno, è invece l’organo di controllo del Tesoro Usa che ieri ha emanato un comunicato decisamente sconvolgente: lo scorso anno la situazione bancaria degli istituti statunitensi è stata volontariamente dipinta come migliore della realtà al fine di poter vendere il piano di intervento pubblico come «un programma per istituzioni sane», usando le parole di Ben Bernanke, capo della Fed, dell’ottobre di un anno fa. Insomma, il Tesoro Usa ha venduto bugie mettendo a repentaglio la vita stessa di alcune istituzioni e incrinando in maniera grave la fiducia della gente una volta che si sparse l’impressione - poi divenuta certezza - che l’intervento pubblico non era sufficiente.

 

A dirlo non una genere fonte d’accusa ma Neil Barofsky, ispettore generale del Tesoro per il Tarp. Insomma, c’è poco da stare allegri quando le istituzioni mentono sapendo di mentire. Anche perché con tutti i miliardi spesi nei salvataggi delle banche, il Tesoro americano ha accumulato deficit di bilancio per 9 trilioni di dollari (9 mila miliardi). Soldi che gli Stati Uniti devono farsi prestare. Come è noto: emettendo Buoni del Tesoro ad interesse crescente ogni trimestre e sperando che qualcuno li compri per i prossimi dieci anni.

 

Fino a poco fa, Cina e Giappone compravano a mani basse, insomma prestavano il denaro al loro massimo debitore affinché continuasse a comprare le loro merci. Questo almeno fino a quando il dollaro era ritenuto una moneta sicura, la riserva internazionale per eccellenza. Oggi le cose non stanno più così, gli investitori esteri hanno abbassato radicalmente i loro investimenti nei BOT americani: dai 159 miliardi di dollari acquistati nel primo trimestre sono scesi a 101 miliardi nel secondo. E la Fed è corsa ai ripari con il più classico dei giochi delle tre carte: ha comprato con denaro creato dal nulla il 50% dei titoli emessi dal Tesoro Usa.

 

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COMMENTI
08/10/2009 - la politica bancaria e la velocità della moneta (antonio petrina)

Bottarelli giusto che le banche riducano i margini dal 01.11 come previsto dal decreto anticrisi (DL 78/09), ma che dire del blocco di tutti pagameti ai fornitori degli eell, di cui la mano destra (art.9 contro la lotta dei ritardi dei pagamenti nella p. a.) sembra non conoscere quel che combina la mano sinistra che invece li blocca con minacce (art.9 bis Dl 78/09 rectius: li ammette solo al 4% dei residui)? Ma abbiamo per caso aderito alla "trappola della velocità della moneta" in senso inverso di keynesiana memoria? antonio petrina antopetrina @libero.it