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FINANZA/ Quel nuovo ordine mondiale pronto a far fuori gli Usa

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Qualcosa non va: prima Morgan Stanley che raddoppia senza motivo il target price di Fiat pur sapendo che i soli, potenziali incentivi di Stato non saranno sufficienti a superare la bufera che il mercato auto patirà da questo mese in poi; dopo Merrill Lynch che invita a gettarsi non solo sull'azionario ma addirittura sul settore più fragile e a rischio in assoluto. Una cosa è vera, sul breve si possono fare bei soldi ma quel report non si intitola “prendi i soldi e scappa”, è un upgrading del settore perché lo si vede ormai fuori dal tunnel e decisamente in salute.

 

È questa la cosa grave, il fatto che questa crisi non abbia insegnato nulla ai suoi principali protagonisti e responsabili. Anche perché, stando al giudizio di Michael Pento della Global Delta Advisors, «una nuova, grande bolla è già stata creata mentre si stava cercando di porre rimedio a quella precedente, ed è la bolla del debito americano. Quando questa esploderà - ed esploderà di certo - non ci sarà più nessuno in grado di salvarci come ha fatto fino ad oggi il governo. Stiamo tutti preparandoci al peggior scenario possibile».

 

Già, perché come rivelava Robert Fisk sull'Independent, si sarebbero già tenuti incontri segreti tra ministri delle Finanze e governatori delle Banche Centrali di Russia, Francia, Cina, Giappone e Brasile per lavorare insieme a un progetto a dir poco rivoluzionario: pagare il greggio non più in dollari ma attraverso un paniere di monete che comprenderebbe lo yen e lo yuan cinese, l’euro e l’oro.

 

I Paesi arabi petroliferi - il Consiglio di Cooperazione del Golfo, che comprende Arabia Saudita, Kuweit, Dubai e gli Emirati - sono stati messi al corrente del piano e avrebbero accettato: anzi, starebbero approntando una loro moneta comune da far entrare nel paniere. La diversificazione degli investimenti, ad esempio quella cinese, sta già erodendo la forza del dollaro, il quale paga con una debolezza terribile i tassi quasi a zero, il debito esterno e il debito pubblico che sta schizzando al 100% sul Pil. Trattare anche il petrolio con altre valute significa distruggere l'egemonia del biglietto verde e piegare gli Usa.

 

Alla Bce, meglio tardi che mai, se ne sono accorti e fanno sapere che «il problema non è il tasso di cambio del dollaro con l'euro ma la relazione tra il dollaro e alcune valute asiatiche, tanto per citarne una lo yuan cinese». Siamo al mismatch tra il vecchio blocco di potenze - Usa, Europa e Giappone - contro i paesi emergenti che necessitano di valute forti per riflettere il loro dinamismo e la loro capacità di crescita. La questione, qui, è un nuovo ordine mondiale alle porte. Non la procedura d'infrazione dell'Ue.

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COMMENTI
08/10/2009 - dal 48% al 12% (Roberto Alabiso)

Quanto sta accadendo e Lei descrive nell’articolo, suscita immediatamente una domanda molto semplice, con una premessa: non credo che chi in Europa o in Italia o negli Usa si trova ad essere ministro dell’economia o si trova in posti chiave di manovra, non veda ciò di cui molti si accorgono, quindi presumo che, o non ci sono più spazi di manovra e ce ne stiamo andando tutti a rotoli senza far niente “di nuovo”, oppure c’è la volontà precisa di fare pagare solo i più deboli, come è sempre stato e sarà anche stavolta. Preferisco chi sa e dice, sopratutto ai piani alti, di una aggravarsi veloce della realtà lavorativa che è poi quella che tiene in piedi i sistemi, e non chi si nasconde sempre dietro altre questioni. Come possiamo fare a mettere sul tavolo di lavoro di chi sta alla guida del nostro paese, i problemi veri della gente? Parlarne è già un passo, ma ora bisogna intervenire. Magari tassando il lavoro al 12% e le rendite al 48%, ma mi viene anche in mente che la giustizia non è di questo mondo. Cordiali saluti e buona giornata