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INDAGINE/ Campiglio: la nuova povertà finisce dietro ai banchi

Pubblicazione:giovedì 8 ottobre 2009

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Ma anche questi programmi pubblici hanno mostrato numerosi limiti, fondamentalmente perché il problema centrale è quello di rispondere al bisogno di specifiche persone e famiglie, ciascuna con le sue particolari - ma sconosciute - esigenze e caratteristiche: a partire dal bisogno di uscire con le proprie gambe dalla situazione di povertà in cui si trovano. Per questo accanto ai programmi pubblici, pur imponenti per quantità di risorse impegnate, si è affiancata la “mano visibile” delle “Food Bank” e delle organizzazioni caritative.

 

L’esperienza europea non è stata differente, e la diffusione dei “Banchi Alimentari” ha rappresentato, in particolare in Italia, un’innovazione di straordinaria importanza, perché più forti sono le carenze del settore pubblico: infatti, come documentano i dati sulla deprivazione alimentare, il problema della “incertezza” alimentare è in Italia più accentuato di quanto avvenga in paesi analoghi, come la Francia, la Germania o la Gran Bretagna. I “Banchi Alimentari” rappresentano una forma di impresa sociale dalla caratteristiche particolari, nel senso che simultaneamente operano sulla base di criteri di efficienza nei rapporti con il mondo esterno, e rispondono invece a criteri di bisogno nella fase di distribuzione delle risorse al mondo caritativo e dell’associazionismo.

 

Le due fondamentali fonti di approvvigionamento dei “Banchi Alimentari” sono le eccedenze agricole europee e gli accordi diretti con le imprese agroalimentari e della distribuzione che, per scelta o economicità, decidono di aderire a questo circuito: in tale ambito le fisiologiche eccedenze produttive riacquistano valore di mercato, attraverso l’opera dei Banchi e dei suoi volontari, e soprattutto il loro valore d’uso, con il soddisfacimento di un bisogno essenziale quale è quello alimentare. Lo spreco che a volte appare inevitabile viene così trasformato in una risorsa intelligente.

 

Nell’attuale fase di crisi economica la funzione dei “Banchi Alimentari” potrebbe essere ulteriormente valorizzata allo scopo di favorire la ripresa, poiché è molto elevata l’eccesso di capacità produttiva delle imprese per offrire beni che la famiglie vorrebbero consumare, senza però riuscirci per la mancanza di reddito: i lavoratori in Cassa integrazione potrebbero cioè riprendere la loro attività per alimentare il circuito dei Banchi, le imprese sfuggire al fallimento e le banche recuperare i loro crediti, sostenendo questa fase di transizione.

 

La Grande Crisi in corso è infatti caratterizzata da un eccesso generalizzato di offerta, nel mercato del lavoro e dei beni, che gli altri paesi affrontano in modo massiccio con lo strumento fiscale, i cui margini di manovra sono invece limitati, in Italia, dall’elevato debito pubblico. La tutela dei bisogni essenziali - come il cibo, la casa, l’assistenza sanitaria - sono essenziali per uscire ancora forti dalla crisi e in questo ambito i Banchi Alimentari possono svolgere un ruolo innovativo e capillare, affermandosi come soggetti visibili e cruciali della vita economica del paese.



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