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Economia e Finanza

J’ACCUSE/ Sapelli: il mito della crescita e i cattivi “maestri” uccidono le Pmi

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Vorrei che lo fosse. Finora non sono riusciti ad aggregarsi perché non sono mai stati educati a farlo e nessuno ha mai detto loro di farlo prima. Ci riuscirà la crisi? È da vedere. Il nostro sistema produttivo è stato blandito da una retorica, quella dei distretti industriali, che li ha glorificati. Quei distretti invece andavano studiati per quello che erano: relazioni molto più concorrenziali che cooperative. Solo l’altro giorno ci siamo accorti che anziché metterci le dita negli occhi, dobbiamo fare filiera, ma c’è voluta la Cina per farcelo capire. E forse non lo abbiamo capito ancora del tutto.

 

Perché le nostre imprese, nonostante tutto, rischiano di rimanere impermeabili alla lezione della crisi?

 

Tocchiamo il nocciolo dell’individualismo economico dei nostri imprenditori. Il fenomeno è molto complesso. In Italia la pmi nasce dalla piccola proprietà contadina. Ma mentre le famiglie contadine cooperavano, quando quegli stessi figli di contadini sono diventati imprenditori e hanno fatto soldi, si sono illusi di essere autosufficienti e si sono dimenticati che ciò che li faceva forti era il principio di carità.

 

Lo stesso principio di carità di cui parla Benedetto XVI?

 

Proprio quello. Che la verità è carità lo si vede soprattutto nella piccola e media impresa. Quella di De Bortoli la leggo anche come una denuncia: il piccolo non è un’anomalia ma una risorsa, e per di più fragile. È vero. È silenzioso e invisibile, ma è anche solitario. Ed è fragile per questo.

 

Ma allora cosa c’è dietro il capitalismo territoriale, che è stato indicato per decenni come la chiave del nostro successo?

 

Invece di magnificare i distretti industriali, quasi che fossero la chiave del moto perpetuo di produzione del nostro benessere, bisognava capire che i distretti sono - erano? - nient’altro che localizzazioni di famiglie specializzate in determinate attività produttive. Punto. Ma allora andava studiato come è perché tendono a unirsi o, piuttosto, a rivaleggiare e a dividersi. Alla famiglia-impresa non interessa fare profitti e basta, interessa fare profitti se rafforzano l’impresa-famiglia. Per questo non crescono. Perché farlo, se crescere vuol dire mettere in pericolo l’unità e il benessere della famiglia?

 

Cosa pensa invece del nostro capitalismo più dinamico e competitivo, quello delle 4mila imprese che fatturano circa 160 miliardi l’anno e che sono al centro delle analisi di Mediobanca?

 

Dimostra che l’intelligenza degli italiani e degli istituti bancari - anche se quella degli istituti bancari non va sopravvalutata - è capace di creare una fascia di assoluta eccellenza nella produzione di Pil ad alta tecnologia. Ma che soprattutto, ed è quello che ci interessa qui, è possibile unire il capitalismo familiare al capitalismo manageriale.

  

Com'è avvenuto questo?

 

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COMMENTI
11/11/2009 - inverno demografico,bomba implosa,non esplosa. (attilio sangiani)

sono il sesto di tredici figli. Alcuni miei fratelli hanno continuato l'impresa paterna o ne hanno fondate altre. Io mi sono laureato in legge ed ho fatto il docente e,poi,il magistrato. Ora sono in pensione. Quidi parlo con cognizione di causa. Mi pare che si dia poca o nulla importranza all'"inverno demografico". Dove sono le famiglie i cui figli possono far tesoro della "cultura d'impresa " assimilata in famiglia; della frugalità per accumulare il rispsrmio necessario per la innovazione e l'aggiornamento produttivo ? Oggi non ci sono più figli ! Nessuno,uno o due al massimo,che prendono altre strade più comode. Perchè non denunciare la cultura neo-maltusiana,inoculata a piene mani da cattivi maestri,ben forniti di capitali finanziari e di giornali,come quelli del "Club di Roma" ? Perchè non ricordare che fu Aurelio Peccei,alto dirigente Fiat,supportato da Gianni Agnelli,a fondarlo nel 1969 ed a pubblicare nel 1972 tragici proclami contro la "bomba demografica ",con la approvazione dei guru della cultura dominante ? Perchè non ricordare che,con la "apertura a sinistra" ( 1961-62 ) si sono sterilizzati gli elementi di politica per la famiglia : la edilizia popolare ( i fondi Gescal stornati al fondo pensioni); gli assegni familiari lasciati deperire con la inflazione; il fisco a misura di carichi di famiglia,affievolito con la riforma fiscale del 1972 e successivi peggioramenti ? Ha ragione Sabelli :per conoscere le p.m.i. occorre conoscere la famiglia. E sostenerla.

 
11/11/2009 - vorrei sottolineare... (Umberta Mesina)

che qui si parla di pmi E professionisti. Grazie. Era ora. Nel nostro Paese esiste, più o meno chiaramente espressa, l'equazione partita Iva = evasione fiscale. E questo è proprio un problema culturale, prima che economico o politico.

 
11/11/2009 - Commento all'intervista al Sig. Sapelli (Gianluigi Lonardi)

Detassare imprese e lavoro, abolire la spesa pubblica improduttiva e magari avere fondi per investimenti e ricerca, non si può pensare di avere tutte queste cose senza secessione, non si può finchè 4 o 5 regioni devono mantenere tutte le altre

 
11/11/2009 - Speriamo che non si tratti di parole a vuoto. (GIORGIO GAVINEL)

Questa mattina ho ascoltato Corradino Mineo su Rainews24 con ospiti Guidalberto Guidi e Nicola Rossi. Entrambi hanno sottoscritto quanto affermato da Ferruccio De Bortoli rimarcando le grandi difficoltà nel quale si trovano le Pmi. E' risaputo che nel nostro paese gli investimenti in sviluppo ed innovazione sono spesso ridotti ma purtroppo senza innovazione non ci possono essere possibilità di crescita. Mi ha colpito in particolare un'affernazione del Senatore Pd Nicola Rossi il quale ha ammesso lapidariamente: "La Sinistra non conosce nè capisce le Pmi quindi non ha fatto nulla (quando era al governo), la Destra conosce e capisce le Pmi ma non ha fatto niente comunque." Mi piacerebbe che personaggi di tale spessore avessero maggior rilievo politico. Spero non sia una pia illusione.