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Economia e Finanza

FINANZA/ Il futuro della ripresa si gioca a Pechino

Cina_CrescitaR375.jpg(Foto)

Ma proprio dagli Usa, epicentro e punto di partenza della crisi, è arrivata ieri un'altra notizia tutt'altro che piacevole, anche perché fornitaci nientemeno che dal presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, secondo cui «l'alto e sempre cresce tasso di disoccupazione potrebbe portare a un default sui prestiti il prossimo anno negli Stati Uniti. La gente non sarà in grado di coprire la carta di credito, di onorare i prestiti e pagare i mutui».

 

Nemmeno un battito di ciglia ed ecco che il capo del servizio Supervisione intermediari specializzati della Banca d'Italia, Roberto Rinaldi, in un'audizione in commissione Finanze alla Camera ha lanciato un allarme simile: «Per 230mila famiglie italiane la rata del mutuo ha raggiunto una soglia critica per l'equilibrio del bilancio familiare».

 

Tra le famiglie «con una spesa annua per il servizio del debito legato ai soli mutui prima casa - ha detto - tale debito si collocava nel 2006 al 17% del reddito disponibile. Tra il 2004 e il 2006, l'incremento più consistente ha riguardato i nuclei familiari appartenenti alla classe di reddito più bassa (campione stimato in 230mila famiglie) per i quali la rata di mutuo ha raggiunto il 32% del reddito disponibile, una soglia ritenuta critica per l'equilibrio del bilancio familiare». Insomma, una situazione potenzialmente esplosiva.

 

Soprattutto, per ora, negli Usa. Anche perché, proseguiva Zoellick, «le politiche di stimolo governativo riusciranno a dare respiro all'economia ancora per il primo semestre del prossimo anno, poi toccherà agli investimenti e alla capacità di spesa dei cittadini prendere le redini del comando». Come, resta tutto da valutare.

 

Insomma, occorrono politiche anche monetarie di rottura. Occorrerà agire sui tassi, limitare le politiche di quantitative easing per non renderle strutturali e soprattutto operare per un rafforzamento del dollaro. Anche perché, altrove, qualcuno ha messo la freccia e punta dritto al sorpasso.

 

La Cina, infatti, ha reso noto che è pronta ad un apprezzamento dello yuan dopo 18 mesi di politiche ribassiste e che guarderà alle principali monete mondiali - il paniere misto usato precedentemente - e non più solo al dollaro come riferimento sul tasso di cambio: oro, yen ed euro sono già ben stipati nelle riserve della Banca Centrale cinese, ora si punta allo sganciamento dal peg con un dollaro sempre più debole che potrebbe rivelarsi una trappola mortale per il detentore record cinese di debito Usa.

 


COMMENTI
12/11/2009 - xx (GIORGIO TOSOLINI)

Interessante questo articolo. Speriamo corrisponda al vero che la Cina, finalmente, cominci a pensare seriamente che è necessario rivedere il tasso di cambio estremamente favorevole dello YUAN. La situazione attuale è che in Cina con 1.000 Yuan (circa 100 EUR)al mese di stipendio si vive, conducendo una vita dignitosa e risparmiando pure una buona percentuale, come usano fare i cinesi. In Europa invece 1.000 EUR al mese sono ormai un minimo vitale. C'è qualcuno che sa dire come si fa a competere nel mercato internazionele con uno squilibrio simile?

 
12/11/2009 - cina tutto oro quello che luccica ? (michele fortunato)

allego un commento interessante ma la capacità della cina di passare dalla funzione di vagone a quella di locomotiva deve essere ancora testata. nè catastrofismo nè ottimismo : solo sano realismo !! http://www.politico.com/news/stories/1109/29330.html