BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Ottimisti vs. pessimisti: chi ha ragione in questa “età dell’incertezza”?

Pubblicazione:

Trader_pensierosoR375_30sett08.jpg

Accade così che i mercati finanziari, che in genere anticipano l'andamento dell'economia reale, abbiano ripreso a correre dopo la prima decade di marzo e l'intervento dei governi, ma poi ogni tanto, dopo una buona risalita, vengono come colti dalle vertigini e correggano o ritraccino (come si dice in gergo) in modo abbastanza vistoso.


Il fatto è che sui mercati finanziari convivano oggi sia una ritrovata propensione al rischio, ma anche la corsa al bene-rifugio per eccellenza come l'oro, che è arrivato a 1100 dollari all'oncia. Il fatto è che proprio chi opera sui mercati sa che i bilanci delle banche sono tuttora non brillanti per l'accumularsi dei crediti problematici e l'impegno delle ricapitalizzazioni, perché, anche se congelati, i titoli “tossici” esistono sempre e infine perché le operazioni di finanza molto “sofisticata” non si possono più fare. Inevitabilmente, il problema del credito alle imprese non è affatto del tutto risolto.


In questo modo sembra di essere entrati in una autentica “età dell'incertezza”, dove le previsioni, sia quelle catastrofiche (che ancora esistono) che quelle ottimistiche, rischiano di essere smentite nel giro di poche settimane. Ma forse, questa nuova “età dell'incertezza”, è una sorta di autoregolamentazione degli stessi mercati finanziari, in attesa che siano stabilite nuove regole che valgono per tutto il mondo.


Non aspettiamoci quindi risalite improvvise o cadute rovinose. Ed è meglio forse questo “incedere” lento, pieno di riflessione, che il periodo dell''ubriacatura finanziaria, dove si scambiava il leverage con lo champagne d'annata.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
17/11/2009 - La crisi si trasforma in sistema (Roberto Alabiso)

In questi giorni, tutte le borse sono in crescita, si dice che la ripresa è in atto, pochi si preoccupano dell’ economia reale. Più ci saranno condizioni di disagio nelle imprese, nel commercio e in agricoltura, maggiori saranno le voci che proclamano di crisi alle nostre spalle. E’ il sistema che protegge i forti. Non a caso tutte le banche, tranne le “piccole fallite”, fanno utili alla faccia della disoccupazione crescente. Le case automobilistiche sostenute dai governi, riescono a vendere, mentre in altri settori la produzione è al 50%. E’ facile prevedere che i prossimi anni, se non decenni saranno molto diversi da quelli passati. IL processo di arricchimento spropositato di alcuni a discapito di molti, è come giustificato e protetto dal fatto che pensare che le grandi banche e multinazionali possano fallire, creerebbe uno scompiglio totale nell’economia mondiale tutto a spesa dei più deboli, per cui too big to fail, sta diventando la logica che prevale su tutto e la crisi, si sta trasformando in un sistema a tutela dei forti, giustificato. Questa stessa logica prevale anche sul progetto di abbattimento dei gas serra e sulla Fao, alcune piccole imprese, decine o centinaia di migliaia e milioni di lavoratori, o l’opinione dei cittadini, non possono essere di impedimento ad un comodo e sempre più consolidato modello economico dei soli forti e grandi, che sfruttano tutto ciò che gli capita a tiro, crisi compresa. Cordiali saluti www.artigianauti.com