BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Ottimisti vs. pessimisti: chi ha ragione in questa “età dell’incertezza”?

Pubblicazione:martedì 17 novembre 2009

Trader_pensierosoR375_30sett08.jpg (Foto)

Ufficialmente l'Italia è uscita dalla recessione con gli ultimi dati sul Pil. Un'inversione di tendenza che fissa finalmente un dato di crescita. Gli indicatori e i segnali che si colgono un po' ovunque, nonostante la doverosa prudenza, descrivono la “coda” della Grande Crisi. Eppure si tira più un sospiro di sollievo, che aria di grande ottimismo. Alcuni grandi imprenditori, come Giorgio Squinzi per esempio, sembrano più prudenti in questo momento che nei momenti peggiori della crisi.


L'impressione è che si è superato quello che, ancora all'inizio di marzo, sembrava un autentico collasso del sistema finanziario mondiale e la prospettiva di un periodo di recessione mondiale che sarebbe durata diversi anni. Questo è stato scongiurato. Tuttavia i tempi della ripresa si dimostrano lenti e a volte contrastati. In più c'è qualche casa che sfugge alla comprensione delle vicende economiche del futuro. Realisticamente, sono quegli stessi grandi imprenditori che sostengono un “raschiare in fondo al barile” per tutto il 2010 e poi la prospettiva di una autentica ripresa nel 2011.


L'incertezza si vede da un lato all'altro dell'Atlantico. I ragguagli settimanali sull'occupazione negli Stati Uniti danno una frenata alla lista dei sussidi per la disoccupazione, ma la previsione è che l'inversione di tendenza avverrà a gennaio, quando si sarà raggiunto il “picco” della disoccupazione,
che sfiorerà o supererà l'11%.


In sostanza, tutti gli operatori economici e tutti gli osservatori stanno inquadrando un momento di passaggio dall'anno più acuto della crisi a quello dell'uscita. Ma i bilanci di quest'anno fotografano la situazione dell'anno che sta passando, non quello che deve venire. In più, c'è un'incertezza di fondo: si è compreso veramente fino in fondo il meccanismo che ha portato a questa crisi e le soluzioni per risolverla? C'è chi sostiene che in questo ventunesimo secolo si sia entrati in una fase economica dove tutti gli strumenti e le analisi del Novecento siano insufficienti a comprendere esattamente quello che è avvenuto e quello che avverrà in futuro. Tutte le teorie sembrano quasi appendici di “ideologie superate” in campo economico.


Siamo in una situazione differente, sia rispetto al 1929, ma anche rispetto all'ottobre del 1987, quando Wall Street, in piena “reaganomic”, crollò in valore del 22%. Nessuno si allarmò più di tanto, perché tutti pensarono a strumenti ormai conosciuti e collaudati per rimettere in sesto
finanza ed economia. E in effetti, quella crisi dovuta ai junke bond terminò molto presto.


Ma oggi c'è un'altra prudenza e un'altra incertezza, come se si camminasse su un terreno sconosciuto. Tutto questo lo si può osservare dall'andamento dei mercati finanziari, dall'andamento delle Borse di tutto il mondo. Giusto un anno fa si assisteva al crollo dei valori delle Borse dopo “l'infarto” del fallimento di Lehman Brothers. E fino alla prima decade di marzo del 2009, la
corsa al ribasso sembrava inarrestabile. E' stata necessaria una impressionante iniezione di liquidità e l'intervento diretto sui patrimoni delle banche per evitare il cosiddetto sprofondamento. Ma tutto quello che ha provocato la Grande Crisi, dai titoli “tossici” ai crediti problematici, non è affatto stato smaltito. “Ci vorranno anni per ripulire tutto”, dicono gli analisti più accorti.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
17/11/2009 - La crisi si trasforma in sistema (Roberto Alabiso)

In questi giorni, tutte le borse sono in crescita, si dice che la ripresa è in atto, pochi si preoccupano dell’ economia reale. Più ci saranno condizioni di disagio nelle imprese, nel commercio e in agricoltura, maggiori saranno le voci che proclamano di crisi alle nostre spalle. E’ il sistema che protegge i forti. Non a caso tutte le banche, tranne le “piccole fallite”, fanno utili alla faccia della disoccupazione crescente. Le case automobilistiche sostenute dai governi, riescono a vendere, mentre in altri settori la produzione è al 50%. E’ facile prevedere che i prossimi anni, se non decenni saranno molto diversi da quelli passati. IL processo di arricchimento spropositato di alcuni a discapito di molti, è come giustificato e protetto dal fatto che pensare che le grandi banche e multinazionali possano fallire, creerebbe uno scompiglio totale nell’economia mondiale tutto a spesa dei più deboli, per cui too big to fail, sta diventando la logica che prevale su tutto e la crisi, si sta trasformando in un sistema a tutela dei forti, giustificato. Questa stessa logica prevale anche sul progetto di abbattimento dei gas serra e sulla Fao, alcune piccole imprese, decine o centinaia di migliaia e milioni di lavoratori, o l’opinione dei cittadini, non possono essere di impedimento ad un comodo e sempre più consolidato modello economico dei soli forti e grandi, che sfruttano tutto ciò che gli capita a tiro, crisi compresa. Cordiali saluti www.artigianauti.com