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MATCHING/ L’imprenditore del sud: stavo per chiudere, ma ora vendo in Brasile e Venezuela

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Il settore manifatturiero in Italia continua a soffrire. Nel corso degli anni, per esempio, il distretto della corsetteria di Lavello (in provincia di Potenza) ha visto il suo patrimonio travolto dagli effetti della globalizzazione. Ma c’è chi nella stessa zona ha cominciato un’esperienza nuova con i capospalla. È il caso della Manifattura Lucana di Senise (PZ).

 

Il titolare, Nicola Graziadio, ci racconta come ha iniziato il tutto nel 1996, come terzista di Benetton. Poi il grande salto. Oltre a produrre le prime linee per Cavalli, Dolce e Gabbana, Ferré, e altre griffe in commercializzato puro, comincia la distribuzione di due linee proprie.

 

«Produciamo 100 per cento Made in Italy», ci spiega, «abbigliamento donna completo e qualche prestigiosa camicia da uomo». Sartoria artigianale da cui nasce un prodotto medio-alto di nicchia. Che però ha un grosso problema: «Quello che facciamo - spiega Graziadio - non può essere assorbito dal mercato italiano. Qui non riusciamo a essere competitivi con la concorrenza asiatica». E la crisi si è già fatta sentire: fino a pochi mesi fa i dipendenti erano 40, ora 25, e il fatturato previsto per il 2009 è di 1 milione di euro.

 

Anche gli altri produttori italiani hanno nel tempo dovuto fare i conti con la Cina, spesso finendo male. Ma per Graziadio arriva una svolta. Per di più inaspettata. L’anno scorso partecipa al Matching organizzato dalla Compagnia delle Opere. «Prima di andarci - confessa - temevo di dover chiudere l’attività o comunque di dover tornare sui miei passi».

 

Qui fa incontri importanti: «Qualcosa di travolgente - spiega -. Ho fatto più incontri al Matching dell’anno scorso che in tutta la mia carriera». Incontri con altri imprenditori dopo i quali comincia a esportare in Venezuela e Brasile, perché capisce che per sopravvivere deve cercare di internazionalizzare. Ed è qui che decide di indirizzare i suoi investimenti. Tanto che ora punta anche al Canada e all’Australia.

 

Ma cos’ha di speciale questo Matching? «È difficile da spiegare. Per me è un fenomeno. Non è una banale fiera, c’è un clima, un umore che è diverso. Parlando di fiera si pensa solo agli stand. Lì invece è stato molto diverso, quasi come ricevere gli altri imprenditori a casa mia. E ognuno mette a disposizione degli altri la sua opera, quella che fa, le sue idee».

 

Qualcosa che arriva anche oltre il business, i normali incontri di lavoro. «Un incontro di lavoro - spiega ancora Graziadio - normalmente è impostato su dei concetti basilari come “cane mangia cane”. Al Matching è diverso. Si sono creati anche dei rapporti di amicizia, persino a livello internazionale, che ho portato avanti durante questo anno».

 

Ed è questo tipo di rapporto che Graziadio apprezza di più e che descrive come una rete. «Per 20 anni nel mio lavoro sono stato da solo. Ora con questa rete so che di qualcosa cosa abbia bisogno non devo cercarla fuori. Anche delle cose più banali: se ho bisogno di un imballaggio, di un progetto grafico, di un software, lì lo trovo senza bisogno di andare fuori». Un clima di fiducia che quindi rende facile anche la ricerca di un fornitore.

 

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COMMENTI
18/11/2009 - tipo meetingi di Rimini (attilio sangiani)

posso crederci. L'esperienza di Graziadio mostra uno spessore culturale e morale che mi appare simile a quello degli incontri annuali al meeting di Rimini: fare squadra, non essere e non sentirsi mai soli, avere fiducia nel prossimo (ovviamente con occhi aperti), tenendo conto dell'ambiente e del "clima" degli incontri. A fondamento c'è la amicizia cristiana.