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Economia e Finanza

DIBATTITO/ Il falso mito dell’acqua privata nasconde la svolta del decreto Ronchi

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Terzo, gestire una gara e il conseguente affidamento richiede competenze e risorse importanti. Occorre studiare strutture di supporto tecnico soprattutto per i Comuni di più piccole dimensioni, a livello ministeriale o regionale.

 

Infine, se resta pubblica la proprietà delle reti e la gestione degli investimenti, perché non affidarle ad un soggetto espressione della comunità cittadina nelle sue diverse articolazioni, che coniughi libertà dalle peggiori interferenze politiche, logiche di efficienza privata e vocazione di servizio pubblico? Una Fondazione di pubblica utilità porterebbe nel nostro paese le non-profit utilities di tradizione anglosassone che danno buona prova di sé in settori come quello dell’acqua.

 

I governi recenti hanno mostrato una vera e propria “bulimia legislativa” in materia di servizi locali: dal 2000 ogni legislatura ha prodotto una o più norme. Ci si augura che questa stagione sia terminata e che all’interno di un quadro generale chiaro come quello promosso con il decreto Ronchi si apra invece un periodo di valutazione dei risultati, di sperimentazioni controllate, di innovazioni amministrative e gestionali.

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