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FINANZA/ Il paradosso del default: letale, ma salutare per l’Italia

Lo spettro del default di uno dei paesi dell’area euro si sta allontanando. I rischi per l’Italia sono poi praticamente minimi dato che i danni maggiori sarebbero per gli altri paesi

Euro_Glifo_StrappatoR375.jpg (Foto)

Ultimamente, visto l’avanzare della crisi e il suo trasformarsi in rischio recessivo sulle economie reali, in molti mi chiedono se il prossimo anno non possa portarci in dote una spaccatura dell’eurozona sotto il peso di debito pubblico e disoccupazione galoppante.

 

Ovvero, proprio mentre nasce la nuova Ue post-Lisbona, qualcosa potrebbe minare la stabilità dell’Unione fino all’estrema ratio di una sospensione di qualche Stato e la trasformazione della sua partecipazione alla moneta comune in un peg, ovvero un agganciamento all’euro che ne segua le dinamiche ma che non ne mini la stabilità con effetti domino.

Ma è possibile un’opzione simile, un default con ipotesi di uscita dall’eurozona? E, se sì, come si concretizzerebbe? Prima di tutto, una premessa. L’aumento dello spread, ovvero della forbice tra titoli di Stato tedeschi - i Bund - e i italiani - i Bot o Btp - e degli altri paesi cosiddetti “periferici” è aumentato enormemente nel corso della crisi e questo deve essere visto sì come un campanello d’allarme ma non come una condanna a morte definitiva: il rischio Paese, in tempi simili, diviene prioritario per chi investe.

La stessa Germania, a causa delle pessime stime di crescita e del crollo dell’11% delle esportazioni, ha visto aumentare sul finire dello scorso annus horribilis i propri cds sul debito ma il rating tripla A è rimasto saldo nonostante l’ondata di downgrading operata dalle società di rating nell’eurozona, dalla Grecia all’Irlanda al Portogallo.

«All’epoca sapevamo che i periferici non avrebbero trovato compratori per un po’, visto che il clima fosco dell’economia spinge gli investitori all’acquisto di titoli rifugio come quelli tedeschi lasciando in ombra i cosiddetti non-core», dichiarava un trader di base a Londra.

«Va detto, comunque, che l’Italia ha retto meglio di altri la pressione dello spread sul Bund decennale, visto che paesi come Austria, Grecia, Spagna e anche Olanda hanno avuto performance pesantissime a causa dell’esposizione verso Est e altre criticità come l’aumento del tasso di disoccupazione», prosegue l’operatore.

Insomma, non stiamo certo bene visto il peso del nostro debito pubblico - 110% del Pil e tendenza a salire - ma per adesso il nostro paese ha retto meglio degli altri. A testimoniarlo proprio il fenomeno di assottigliamento nel decennale dello spread tra i nostri titoli di Stato e il Bund, dopo i massimi di inizio anno.

Il perché è presto detto. Rispetto agli altri paesi periferici l'Italia offre il duplice vantaggio di essere un mercato molto più liquido e di non essere stata in alcun modo penalizzata dalle agenzie di rating intervenute pesantemente, come già detto, negli ultimi mesi: insomma, i titoli italiani offrono così un premio di rendimento molto interessante rispetto ad altri diretti concorrenti e continuano ad attrarre domanda.

Una cosa è certa, l’Italia non andrà in default come accaduto nel 1992 - con miliardi di lire spesi nel tentativo di placare la speculazione internazionale e la nostra espulsione dallo Sme insieme alla Gran Bretagna - per il semplice fatto che proprio lo scudo dell’euro costringerebbe i nostri coinquilini dell’Ue a salvarci in qualsiasi modo.

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COMMENTI
19/11/2009 - default ? (michele fortunato)

1) l'italia nel settembre del 1992 non ha defaultato (lo so è un brutto italiano) allora uscimmo da quello che veniva chiamato il serpente monetario. 2) too big to fail (troppo grande per fallire) è una logica suicida che non possiamo mai accettare. non possiamo accontentarci dei soliti luoghi comuni che l'italiano è risparmiatore che il debito pubblico è nelle mani dei risparmiatori. non possiamo accettare questa situazione come un dogma in grado di creare lo scudo anche per il futuro. l'italiano è sempre meno risparmiatore e con i tassi sotto l'1% la tentazione di buttarsi su investimenti alternativi cresce e qs è un fatto che va considerato. piuttosto bisognerebbe guardare meglio i fondamentali tedeschi che si stanno deteriorando brutalmente per 2 fattori: A)il debito dei laender tedeschi che venivano finanziati tramite euromercato stanno tornando al mittente b) il salvataggio di Hypo real estate sta catapultando sul debito tedesco una massa di debiti colossale. in sintesi noi stiamo male ma gli altri (non solo germania ma anche UK e Spagna) forse stanno se non peggio non molto meglio di noi !!