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DIBATTITO/ Altro che acqua privata, il decreto Ronchi dimentica il monopolio di FS

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La seconda, anch’essa positiva, è che almeno questo Decreto per così dire “rimette ordine” nell’impianto normativo di regolazione del settore: la gara è la procedura principale attraverso la quale assegnare i servizi, viene consentita una subordinata mediante la cessione di almeno il 40% delle azioni di una società pubblica, l’affidamento in-house è chiaramente identificato come una soluzione marginale e con limiti di applicazione ben definiti. La ratio generale è quella di favorire un confronto competitivo nella convinzione che questo produca vantaggi per tutti gli attori in gioco ed è indubbio il quadro coerente che deriva dalla norma. E infine si fa chiarezza sul termine del periodo transitorio.

 

La terza considerazione è invece negativa e riguarda un aspetto che neppure questo Decreto affronta e quindi risolve. Molti addetti ai lavori contestano questo impianto (così come quelli passati) perché sostengono che il confronto competitivo, in astratto condivisibile perché teoricamente generatore di benefici, in realtà non risulta concretamente applicabile (almeno nel nostro paese quando viene fatto notare che in molti stati europei è da tempo una modalità praticata con successo).

 

Però nessuno di essi sviluppa il ragionamento coerentemente fino in fondo: il problema non è lo strumento della gara ma il fatto che quasi sempre il soggetto pubblico si trova a giocare ruoli in palese conflitto di interesse, e cioè è insieme regolatore, stazione appaltante e azionista della principale azienda chiamata a competere. È da questo intreccio che nascono i problemi di applicazione di una riforma annunciata dal lontano 1996 ma dall’origine ostacolata e avversata. L’auspicio è che il quadro normativo coerente del Decreto combinato con le esigenze della finanza pubblica a tutti note favoriscano finalmente scelte orientate a un uso efficiente ed efficace delle risorse disponibili.

 

L’ultima annotazione, anch’essa purtroppo negativa: c’è sempre qualcuno più uguale degli altri. È significativo che il Decreto escluda dal suo ambito di applicazione il servizio ferroviario regionale. Del resto questa scelta segue a stretto giro altre decisioni assunte da questo Parlamento (le leggi 99 e 102 approvate tra luglio e agosto) finalizzate a garantire il monopolio di FS.

 

Il tutto attraverso un metodo quantomeno discutibile, e cioè in assenza di qualsiasi dibattito (le Commissioni Trasporti di camera e Senato hanno avuto alcun ruolo?) e utilizzando provvedimenti normativi a tutt’altro finalizzati. Ma questo tema merita un capitolo a sé.

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