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MATCHING/ Fortis: la nostra bolla? Siamo “troppo” competitivi

Pubblicazione:lunedì 23 novembre 2009

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Prima della crisi stavamo recuperando terreno nei settori più esposti alla concorrenza asimmetrica asiatica come la moda e l’arredo-casa, mentre la nostra meccanica-mezzi di trasporto si stava rendendo protagonista di un autentico boom, come prova il fatto che nel 2006-2007 il suo export è cresciuto addirittura di più di quello dei temibili concorrenti tedeschi (+22% contro 20%).

Spesso in passato è stato sostenuto che la nostra industria e il nostro export sarebbero troppo sbilanciati su specializzazioni a basso valore aggiunto. Oggi alcuni pensano che, dopo questa grave crisi, a maggiore ragione il “made in Italy” non avrà futuro. Si tratta di affermazioni senza fondamento se si considerano gli elevati livelli tecnologici della meccanica non elettronica italiana e i livelli qualitativi delle nostre produzioni di beni per la persona e la casa, che ci permettono di competere con i settori hi-tech delle grandi potenze industriali mondiali per ciò che riguarda i valori esportati. Basti pensare che, in base ai dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) e dell’Onu, nel 2008 l’Italia ha esportato prodotti di meccanica non elettronica e mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli per ben 178 miliardi di dollari, una cifra che, per un confronto, è superiore di 16 miliardi di dollari all’export cinese di prodotti per le telecomunicazioni (telefonia, tv, radio, suono, ecc. pari a 162 miliardi). Nello stesso anno, nonostante le crescenti sfide competitive che i Paesi emergenti ci hanno lanciato nei settori manifatturieri cosiddetti “tradizionali”, l’export italiano di tessile-abbigliamento è stato di 41 miliardi di dollari, cioè superiore di 7 miliardi all’export giapponese di prodotti per le telecomunicazioni (34 miliardi), mentre l’export italiano degli altri principali beni per la persona e la casa diversi da quelli del tessile-abbigliamento (cioè cuoio-pelletteria-calzature, gioielli, occhiali, mobili, pietre ornamentali e piastrelle ceramiche) è stato nel 2008 di 51 miliardi di dollari, cifra superiore di 11 miliardi all’export di prodotti per le telecomunicazioni degli Stati Uniti (pari a 40 miliardi). Sono dati assolutamente straordinari, che, comparativamente ad un comparto dell’hi-tech in grande espansione come quello dei prodotti per le telecomunicazioni e ai suoi tre principali Paesi esportatori, dimostrano inequivocabilmente la grande competitività dei settori di specializzazione del manifatturiero italiano (che, non va dimenticato, ha altri punti di forza nell’alimentare e nei vini).

Gli ultimi dati Istat ci dicono che nel periodo ottobre 2008-settembre 2009, nonostante la gravissima crisi mondiale, il surplus commerciale manifatturiero con l’estero dell’Italia è stato attivo per 52,3 miliardi di euro. Si tratta di un dato inferiore solo di 1 miliardo di euro a quello del 2007, che è stato il secondo nostro miglior anno dopo il 2008 quanto a successi sui mercati internazionali.

 

 



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