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J'ACCUSE/ Vittadini: il provincialismo degli asini bigi

Pubblicazione:martedì 24 novembre 2009

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Le ricerche empiriche di Salamon sul Terzo Settore negli Stati Uniti hanno invece mostrato che la crescita del welfare state durante il New Deal degli anni ’30 e la Great Society degli anni ’60, non ha affatto diminuito il Terzo Settore, anzi, negli anni ’60 si è addirittura assistito ad una crescita delle realtà non profit come non mai nella storia statunitense. E la stessa cosa è successa nei welfare state europei (Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda), dove si sono create delle partnership tra il pubblico e il privato sociale.

Conclude Salamon: “Possiamo quindi miscelare governo, mondo delle aziende profit e non profit in mille modi e in nuovi modi efficaci”.

Ciò dovrebbe portare al superamento di quella contrapposizione tra pubblico e privato mosso da criteri ideali che purtroppo ancora domina nel mondo politico di destra e di sinistra, in molti commentatori giornalisti e in molti studiosi. Questa contrapposizione infatti, come si è visto, non descrive la realtà dei fatti degli ultimi decenni.

Perché invece, in Italia, chi afferma questo passa per utopista o fautore di sistemi clientelari? Perché in certa pubblicistica, in certa accademia e in certa politica deve dominare un mediocre e presuntuoso provincialismo che si nutre di ignoranza colpevole di ciò che c’è di meglio e di nuovo nel mondo? Viene in mente l'asino bigio di carducciana memoria...



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