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J'ACCUSE/ Vittadini: il provincialismo degli asini bigi

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In un recente convegno organizzato da Fondazione Sussidiarietà e Fondazione Oliver Twist, una scuola professionale nata dall’esperienza dell’Opera sociale Cometa, Lester Salamon della Johns Hopkins University di Baltimora, uno dei più grandi esperti mondiali di non profit, chiamato a valutare il “caso Cometa”, ha affermato: “Ci sono due impulsi apparentemente in contraddizione l’uno con l’altro: da una parte l’impegno radicato verso la libertà e l’iniziativa individuale e dall’altra parte il concetto, ugualmente fondamentale, che tutti noi viviamo in una comunità e abbiamo la responsabilità di andare oltre noi stessi ed adoperarci per il bene dei nostri simili. Quello che c’è di speciale e unico nei soggetti che fanno parte del Terzo Settore, è che combinano questi due impulsi, producendo così una serie di istituzioni sociali che si dedicano alla mobilitazione dell’iniziativa privata per il bene comune”.

Ciò è confermato ancora nella Caritas in veritate: “Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale” (n. 7).

Secondo la visione del mondo neo-liberale ci sono solo due modelli di base del welfare: uno dove domina l’intervento statale e dove viene compresso il ruolo delle realtà non profit, della società civile, di movimenti e associazioni; l’altro modello, alternativo, dove è ridotto al minimo l’intervento dello Stato a favore delle suddette realtà.

 

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