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MATCHING/ Con una rete l'Italia batte Regno Unito e Francia

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Ma come si può riuscire a far crescere la consapevolezza dell’importanza di fare rete e di cercare di aggregarsi almeno nella rete? Una delle chiavi è rappresentata dalla formazione, che diventa in questo caso addirittura cruciale. Anche sotto questo profilo il Matching con i suoi 15 seminari e 50 workshop si conferma un’iniziativa lungimirante per la sua capacità di favorire la condivisione di competenze specifiche che sono fondamentali sia per accrescere la capacità innovativa sia per aumentare l’internazionalizzazione delle nostre imprese (anche perché è bene ricordare che la nostra innovazione per la sua gran parte nasce dal basso, cioè dagli scambi di conoscenza tra persone legate da rapporti di fiducia, piuttosto che nei grandi laboratori di ricerca).

 

Nel nostro Paese è, per fortuna, viva e forte una concezione dell’impresa come un’opera della creatività umana con un elevato contenuto anche spirituale. Dobbiamo ringraziare le molte associazioni di imprese che nel corso degli anni hanno saputo non solo difendere (giustamente) gli interessi di parte ma anche favorire la crescita di una cultura dell’imprenditorialità responsabile e capace di guardare lontano.

 

Il pensiero va immediatamente in primis alla Compagnia delle Opere, che proprio domenica scorsa ha tenuta la sua annuale Assemblea generale e che da sempre opera efficacemente per il bene comune, ma anche a Confindustria, che sulle reti d’impresa ha appena organizzato un convegno a Bologna e un altro ne organizzerà a Roma all’inizio di dicembre.

 

Più in generale, come giustamente ricordava qualche giorno fa sul Corriere della Sera Alberto Quadrio Curzio, «senza le associazioni datoriali, le relazioni tra il mercato e lo Stato sarebbero in Italia meno efficienti e la coesione sarebbe minore». E sappiamo bene quanto sia importante oggi la coesione, non ultimo proprio per favorire i processi di aggregazione a rete.

 

Realizzando l’incredibile surplus di cui abbiamo riferito sopra, i nostri imprenditori hanno permesso alla bilancia commerciale italiana (sempre nel periodo agosto 2008-luglio 2009) di chiudere in un modesto passivo di soli 8 miliardi di euro a fronte di deficit ben più consistenti di Regno Unito e Francia.

 

Serve ora un ulteriore scatto e un salto di qualità per raggiungere dimensioni più adeguate a sostenere la concorrenza internazionale. Nella certezza che da soli di strada se ne fa poca e nella convinzione che invece uniti si riuscirà ad andare lontano.

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COMMENTI
24/11/2009 - Finalmente una chiara indicazione del valoredi far (forno lodovico)

..rete, che emerge dal suo articolo e che condivido totalmente. La mia non è solo un' adesione di tipo intelettuale. Come consulente esterno per le mie aziende, alcune piccole industrie manifatturiere del settore automotive, cerco sempre di promuovere per loro una sinergia che incontra gli ostacoli da lei descritti. La paura di perdere un po' del proprio potere decisionale. Vi è però un secondo pilastro che deve essere introdotte per sorreggere adeguatamente un aumento significativo della competitività industriale: il processo. Pochi pensano che il proprio processo produttivo (vale anche per i servizi) sia migliorabile. Invece è esperienza di aziende che hanno seriamente cercato questa strada, quella di aver ottenuto risultati insperati individuando molti sprechi nel proprio processo. Anzi proprio dal far rete si dovrebbero ottenere per l'azienda, sopratutto quelle competenze, da applicarsi al processo. Su questo raramente si vede qualcuno che osi entrare nel merito, considerato troppo specialistico e comunque lontano dalle mere competenze da economista. Invece entrare nel merito del processo significa tradurre tutta la teoria e vederla nel suo pratico svolgersi avendo l' opportunità di lasciarsi giudacare da esso. Se una certa azione non va a migliorare il processo produttivo rimane di fatto inutile per l'azienda. Mi piacerebbe sapere su questo che ne pensano gli imprenditori . Cordiali saluti Lodovico Forno