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FINANZA/ Tre grossi rischi smentiscono l’ottimismo di Tremonti

Ieri il ministro dell’Economia ha annunciato una ripresa del Pil italiano nel 2010. È certamente una buona notizia, ma occorre non farsi prendere da facili entusiasmi

tremonti_R375_10set08.jpg (Foto)

Qualche buona notizia, nel mare di guai che stiamo attraversando ormai da troppo tempo. E, spesso, navigando a vista. Nel 2010 il Pil italiano potrebbe risalire del 1%: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ieri ha mostrato un certo ottimismo illustrando il dato all'assemblea degli industriali di Roma. «Può essere che chiudiamo il 2010 con un segno positivo del Pil, particolarmente positivo: 1% oppure di più» ha detto il ministro, evidenziando che «la cosa importante è che partiamo da un -6%».

 

Il titolare di via XX Settembre ha ricordato che nel 2008 il Pil è calato dell’1% e nel 2009 si ridurrà di circa il 5%. Ecco perché se il 2010 chiuderà con un segno positivo questo vuol dire che «si risale dopo aver perso il 6% in due anni».

 

Poi, la promessa tanto attesa dagli imprenditori e di riflesso dai lavoratori che stanno pagando giorno dopo giorno la crisi: «Faremo una riforma fiscale ma in una prospettiva lunga e nel rispetto dei vincoli di bilancio. La crisi non è un week end, non è un party ma è qualcosa di più complesso che tutti stiamo vivendo. Abbiamo fatto alcune cose fondamentali che sono come l’aria, te ne accorgi solo quando ti manca. Abbiamo garantito tutti i servizi essenziali, dalla scuola alla sicurezza. Ricette magiche non ce ne sono e sarebbe da irresponsabili prestare attenzione ai tanti dottor Stranamore».

 

Insomma, Tremonti l’ha detto chiaro: la leva del debito non può essere toccata e, soprattutto, attenzione a chi parla troppo di vincoli eccessivi posti dal Tesoro perché in cassa non c’è più una lira. Sembrerebbe farci capire, nemmeno per la gestione primaria dello Stato: non è un caso che molti osservatori dicano chiaro e tondo che se lo scudo fiscale non porterà in cassa quanto preventivato dal ministro - cosa che appare ormai abbastanza scontata - dalla prima settimana di febbraio non ci sarebbero stati soldi per pagare gli stipendi a tutti i dipendenti pubblici.

 

Non è l’Argentina che qualcuno prefigurava ma l’ottimismo va calmierato. Bene. E per tre motivi. Primo, ora occorre far ripartire l’economia reale e bloccare l’emorragia di posti di lavoro, vera grande tragedia del momento. Fiat ha annunciato cassa integrazione per Natale - un bel regalo, non c’è che dire - e la chiusura di Arese con trasferimento a Torino per oltre 300 lavoratori, le piccole e medie imprese sono strangolate dal credito e dagli ordinativi a picco, le famiglia faticano a superare la seconda settimana del mese, non più la terza. Quindi, per quanto il rigore sia sacrosanto occorre intervenire e in fretta: anche e soprattutto per l’esercito di cosiddetti lavoratori atipici e partite Iva non coperte dagli ammortizzatori sociali.

 

Secondo, i dati che continuano ad arrivare dagli Usa - bene o male, cartina di tornasole della ripresa - sono tutt’altro che incoraggianti. È infatti consistente la revisione al ribasso per la ripresa imboccata dall'economia degli Stati Uniti nel terzo trimestre: ora l'amministrazione Usa stima una espansione del Pil del 2,8% rispetto ai tre mesi precedenti, laddove nella stima preliminare iniziale aveva indicato un incremento del 3,5%.

 

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COMMENTI
25/11/2009 - Quale crisi stiamo attraversando? (Silvano Rucci)

Il danno alla finanza ed all’economia è venuto dall’applicazione di un modello politico “illegittimo”! Innanzitutto nell’uso del credito, consentito a chiunque, anche a coloro che non potevano permetterselo o garantirlo! In secondo luogo avendo eliminato i vari paletti e le regole stabilite dopo la crisi del 1929, che hanno allargato la emissione legalizzata di carta straccia, trasformando il credito in porcherie tossiche, diffuse sull’intero pianeta con la New Economy! Negli Stati Uniti il credito allargato a tutti per i mutui e per il consumismo, apparentemente sembrava portare sviluppo ed occupazione ma è stata solo una illusione! Nel breve volgere di qualche decennio l’accumulo del debito è stato insostenibile, “non essendo garantito” e l’economia è scoppiata generando la crisi insieme alla miseria! Quale crisi stiamo attraversando? Una crisi diversa perché nel 1929/30 esisteva soltanto l’economia reale! Per riprendersi era sufficiente ricominciare a lavorare, magari più di prima, ma c’era solo da lavorare! Ora invece per potersi riprendere è necessario accollarsi il debito tossico enorme, poi superare una disoccupazione ambigua come una pandemia, poi lavorare di più! Ma dove lavorare se le Aziende chiudono? Sul PC? In definitiva c’è da convivere con una doppia economia: una reale ed una virtuale! Prima di fare altri danni riflettiamo e cerchiamo di capire l’intero imbroglio in cui ci siamo cacciati! Poi ragionare sulla soluzione più giusta possibile!

 
25/11/2009 - Una domanda (Roberto Alabiso)

Secondo Lei, che tipo di idea hanno in mente i nostri ministri dell'Economia, li cito al plurale nella speranza che l'On. Tremonti abbia modo di consultarsi con qualcuno nel compito grande di tenere insieme "capre e cavoli", verso le piccole, medie o microscopiche imprese. Sacconi, riguardo alla questione disoccupazione e cassa integrazione, ha risposto intervistato, che era già nel conto, cioè la situazione di grave crisi è sotto controllo, perchè prevista. Vorrei capire sino a che punto possiamo spingerci nell'accettare come poco influenti nel sistema economico generale, la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, conseguente alla chiusura di un numero innumerevole di imprese. Queste ultime infatti, non sono too big to fail, se chiudono, tranne a non fare troppo rumore, non verranno neanche considerate un problema. Basta il solito strombazzamento dell'aumento , pur misero del Pil a tenere a bada i disoccupati? Per tutti gli altri c'è la comunicazione tranquillante o almeno contraddittoria, come il titolo di una trasmissione Rai dal titolo " Come abbiamo fatto ad uscire dalla crisi? " Per tornare alla domanda quante chiusure: il 20% il 30% il 40% ? Oppure il 70%? Cordiali Saluti