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Economia e Finanza

FINANZA/ L'allarme del Financial Times: l'economia è troppo drogata

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I numeri, infatti, parlano di una situazione di dubbia lettura. Quindi, molto pericolosa a livello di diagnosi e potenziale cura. Partiamo dagli Usa. Il numero di lavoratori che per la prima volta ha fatto richiesta di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti la settimana scorsa è sceso al livello minimo in oltre un anno e allo stesso tempo le spese per consumi di ottobre sono aumentate più del previsto: insomma, buone notizie.

 

Il dipartimento del Lavoro americano ha comunicato che le richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite di 35mila unità nella settimana conclusasi il 21 novembre, a 466mila unità. La settimana scorsa il livello era a 501mila (rivisto al ribasso dalle 505mila inizialmente rilevate): gli economisti avevano previsto un calo molto inferiore, pari a 500mila unità. Si tratta della cifra più bassa dal 13 settembre 2008 ed è la prima volta che il livello scende sotto le 500mila unità dallo scorso gennaio.

 

Ma buone notizie, come anticipato, arrivano anche dal dipartimento del Commercio, che ha rilevato un aumento dello 0,7% delle spese per consumi il mese scorso, contro un calo dello 0,6% di settembre. I redditi personali degli americani al tempo stesso sono cresciuti dello 0,2% e per il secondo mese consecutivo: in questo caso gli analisti avevano previsto un aumento dello 0,6% delle spese e dello 0,1% dei redditi.

 

Ma il dato più importante, quello che ha messo le ali a Wall Street dopo un avvio piatto, è stato il 6,2% in più in un mese per quanto riguarda la vendita di nuove case negli States, un qualcosa di insperato anche dagli analisti più ottimisti. Ultimo dato, gli ordini di beni durevoli negli Usa sono scesi dello 0,6% a ottobre, contro un aumento dello 0,2% a settembre (dato rivisto dall'iniziale +1,4%): gli analisti si aspettavano un rialzo dello 0,5%.

 

Insomma, un dato negativo ma nel complesso il quadro macro uscito ieri dagli Usa appare incoraggiante anche se pronto a inversione repentine. Come già detto, una situazione tutta da decodificare. Chi invece ci spiattella in faccia con teutonica chiarezza la sua situazione tutt'altro che rosea è appunto la Germania, segnale questo che dovrebbe accendere la sirena dall'allarme per tutta l'eurozona.

 

Il governo tedesco ha deciso, infatti, di prorogare a tutto il 2010 lo scheda di sostegno pubblico all'occupazione, che vede lo Stato farsi temporaneamente carico di una consistente quota delle buste paga, mentre le aziende riducono le ore lavorate evitando però tagli occupazionali. Allo stesso tempo Berlino ha però accorciato da due anni a 18 mesi il tempo massimo in cui le imprese possono sfruttare questi aiuti.

 

«Mantenere i posti di lavoro resterà una sfida nel 2010», ha avvertito il ministro del Lavoro, Franz Josef annunciando la proroga: e proprio ieri l'indagine mensile dell'istituto Gfk ha rilevato che i timori in merito alla crescente disoccupazione hanno determinato un indebolimento della fiducia delle famiglie tedesche a novembre.

 

Lo schema di sovvenzione pubblica tedesco al lavoro parziale punta a assistere le imprese durante la fase di riduzione della produzione legata alla crisi: lo Stato copre fino al 67% del reddito dei lavoratori che si vedono ridurre l'orario e nel secondo trimestre 1,4 milioni di addetti hanno ricevuto sovvenzioni sulla base di questo sistema. Insomma, si cerca di rianimare l'economia e i consumi ma il debito sale.

 

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COMMENTI
26/11/2009 - Dubaaaaaiii! (alessandro giudici)

Spiace constatarlo, nonostante chi legge queste pagine, ma sembra proprio che si incominci con i nuovi scoppi a catena...