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LA STORIA/ L’imprenditore di Padova: per l’azienda ho rinunciato al mio stipendio

Pubblicazione:giovedì 26 novembre 2009

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«Siamo una società cooperativa nata dieci anni fa per proporre soluzioni di information technology: assistenza hardware e software, sistemistica, soluzioni di infrastruttura tecnologica e sicurezza. Ma qualcosa non ha funzionato» dice uno dei soci fondatori. Nella voce, l’amarezza di una storia imprenditoriale che non è andata per il verso giusto, ma anche la consapevolezza che le cose vanno sempre diversamente da come si vorrebbe. E di aver tentato il tutto per tutto, fino a rinunciare allo stipendio.

«Siamo di Padova. I clienti sono principalmente qui, nel Nordest. Lavoro con l’estero? Poco o nulla, alcune eccezioni legate alla vecchia storia imprenditoriale dei diversi soci. Il fatturato? In calo: due anni fa eravamo sul milione e mezzo di euro, adesso si è drasticamente ridotto a circa un milione. Va così».

 

Come siete arrivati all’attuale situazione?

 

Non abbiamo fatto tutte le scelte giuste e alcuni errori ci hanno penalizzato. Non siamo stati capaci di riconvertire alcuni asset al momento giusto. È come se non avessimo focalizzato alcune esigenze-chiave dei clienti, cercando di venire loro incontro e di anticiparle. Col senno di poi avremmo potuto inquadrare molto meglio alcune prospettive strategiche e quindi di investimento. Risultato: ci siamo trovati con un core business non era più adeguato alle necessità del mercato.

 

E cos’è accaduto?

 

È presto detto. Calo di ordini, difficoltà a rientrare con le banche. e poi è arrivata la crisi, che ci ha sorpresi già in difficoltà. È stata una mazzata. Il periodo peggiore è stato tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

 

A quel punto che cosa ha pensato di fare?

 

Quando l’azienda va male il contraccolpo psicologico è immediato. La difficoltà dell’azienda diventa subito difficoltà personale, le motivazioni entrano in crisi. Ad un certo punto è diventato chiaro che l’unica prospettiva era quella di una chiusura totale, portando l’azienda al fallimento. Ho sentito la responsabilità di non mandare a monte tutto. Ora la situazione è in parte migliorata, ma posso dire in tutta franchezza che è un’esperienza che segna per sempre.

 

Avete trovato una soluzione?

 

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COMMENTI
26/11/2009 - Amo lavorare, serve solo una mano. (claudia mazzola)

Stessa cosa mio marito anche se in più piccolo, calo ordini, taglio costi e personale, in banca non si rientra dal fido e giù d'interessi e spese e fideiussioni, di non so cosa. Non siamo nati con la camicia ma ci dobbiamo tirare su le maniche.