BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

LA STORIA/ L’imprenditore di Padova: per l’azienda ho rinunciato al mio stipendio

La storia di un imprenditore di Padova alle prese con la crisi. Le difficoltà dell’azienda, le scelte sbagliate, il rapporto con le banche, il tentativo di salvare il salvabile. Fino a rinunciare allo stipendio. Guarda il video dell'assemblea nazionale della Cdo

operaio_elettronicaR375.jpg(Foto)

«Siamo una società cooperativa nata dieci anni fa per proporre soluzioni di information technology: assistenza hardware e software, sistemistica, soluzioni di infrastruttura tecnologica e sicurezza. Ma qualcosa non ha funzionato» dice uno dei soci fondatori. Nella voce, l’amarezza di una storia imprenditoriale che non è andata per il verso giusto, ma anche la consapevolezza che le cose vanno sempre diversamente da come si vorrebbe. E di aver tentato il tutto per tutto, fino a rinunciare allo stipendio.

«Siamo di Padova. I clienti sono principalmente qui, nel Nordest. Lavoro con l’estero? Poco o nulla, alcune eccezioni legate alla vecchia storia imprenditoriale dei diversi soci. Il fatturato? In calo: due anni fa eravamo sul milione e mezzo di euro, adesso si è drasticamente ridotto a circa un milione. Va così».

Come siete arrivati all’attuale situazione?

Non abbiamo fatto tutte le scelte giuste e alcuni errori ci hanno penalizzato. Non siamo stati capaci di riconvertire alcuni asset al momento giusto. È come se non avessimo focalizzato alcune esigenze-chiave dei clienti, cercando di venire loro incontro e di anticiparle. Col senno di poi avremmo potuto inquadrare molto meglio alcune prospettive strategiche e quindi di investimento. Risultato: ci siamo trovati con un core business non era più adeguato alle necessità del mercato.

E cos’è accaduto?

È presto detto. Calo di ordini, difficoltà a rientrare con le banche. e poi è arrivata la crisi, che ci ha sorpresi già in difficoltà. È stata una mazzata. Il periodo peggiore è stato tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

A quel punto che cosa ha pensato di fare?

Quando l’azienda va male il contraccolpo psicologico è immediato. La difficoltà dell’azienda diventa subito difficoltà personale, le motivazioni entrano in crisi. Ad un certo punto è diventato chiaro che l’unica prospettiva era quella di una chiusura totale, portando l’azienda al fallimento. Ho sentito la responsabilità di non mandare a monte tutto. Ora la situazione è in parte migliorata, ma posso dire in tutta franchezza che è un’esperienza che segna per sempre.

Avete trovato una soluzione?

CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO


COMMENTI
26/11/2009 - Amo lavorare, serve solo una mano. (claudia mazzola)

Stessa cosa mio marito anche se in più piccolo, calo ordini, taglio costi e personale, in banca non si rientra dal fido e giù d'interessi e spese e fideiussioni, di non so cosa. Non siamo nati con la camicia ma ci dobbiamo tirare su le maniche.