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PMI/ Perché lo Stato non paga i suoi debiti e dà una mano alla crisi?

Pubblicazione:sabato 28 novembre 2009

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Quanto queste affermazioni stridono con la realtà quotidiana è esperienza di ciascuno e di tutti; quanto siano lontane dai principi del bene comune, della solidarietà, della reciprocità e della gratuità (il principio del “dono” sollecitato da Benedetto XVI nella Sua ultima enciclica) dovrebbe costituire momento di riflessione e di riesame del pensiero e dell’operato economico. Fra i molti esempi che si possono avanzare intendiamo approfondirne uno, che oggi ci sembra quanto mai presente e dirompente; lo individuiamo come l’effetto «di carenza finanziaria provocata sulle piccole e medie imprese».

Il fabbisogno finanziario caratterizza in maniera continua le attività produttive delle imprese, questo, in estrema sintesi, è dovuto alla circostanza che il flusso dei costi normalmente precede quello dei ricavi; nei periodi di normale congiuntura il concatenarsi dei cicli produttivi e dei flussi dei costi e dei ricavi permette alle imprese un livello soddisfacente di copertura finanziaria magari, opportunamente, collegato con un adeguato livello di indebitamento commerciale e finanziario. L’impresa fronteggia il proprio fabbisogno finanziario ricorrendo congiuntamente al capitale proprio ed al capitale di terzi (indebitamento). La fonte ordinaria mediante la quale l’impresa immette nel proprio ciclo produttivo attività finanziarie è data dagli incassi commerciali a fronte dei propri ricavi. Ciascuna impresa cerca di riscuotere i propri crediti nel più breve tempo possibile e cerca, invece, di allungare il più possibile (ma in termini ragionevoli) i tempi di pagamento dei propri debiti commerciali. Tutto questo nei periodi di “normalità” economica.

 

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