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PMI/ Perché lo Stato non paga i suoi debiti e dà una mano alla crisi?

Il fabbisogno finanziario caratterizza in maniera continua le attività produttive delle imprese, ma lo Stato ci mette del suo: non salda i debiti con le aziende e dà una grossa mano alla crisi. Il commento di GAETANO TROINA

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All’interno della grande crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, è compresente una moltitudine di “microcrisi”, anzi sarebbe più opportuno dire che la grande crisi genera microcrisi che hanno la forza di distruggere ricchezza, di interrompere attività produttive, di creare disoccupazione, di rallentare lo sviluppo e soprattutto di creare condizioni di aeticità nell’economia di tutti i giorni. La grande crisi ha preso origine da scelte profondamente aetiche o meglio, da scelte che si ispirano a quei principi (ontologicamente non etici) per cui «gli affari sono affari» e «i soldi non hanno odore».

Sono queste due locuzioni banalmente comuni, due frasi fatte che vengono usate facilmente e acriticamente proprio perché espressione di un “pregiudizio” che è venuto a formarsi e a consolidarsi nel tempo e che l’uomo comune usa in forma oggettiva quasi a voler sottolineare la neutralità delle cose economiche rispetto ai valori sociali ed etici che accompagnano tutte le altre azioni umane. Sono queste due locuzioni-norma che intendono costituire un presunto principio etico per disfarsi dell’eticità di tutti i giorni. Gli affari sono gli affari ed i soldi non hanno odore divengono così il presupposto pseudo-etico che permette la non giustificazione dell’affare secondo metri differenti dal tornaconto e, nella sostanza, sono la sintesi di un pensiero economico che ha come unico deus ex machina la cosiddetta “mano invisibile” per cui è sufficiente in economia avere considerazione per il proprio interesse, in quanto sarà il mercato, successivamente, a fare il resto e a garantire scambi proficui per tutti.

 

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