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FINANZA/ Bolla e speculazioni ci riportano all’epoca dei subprime

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Una situazione aggravata dal fatto che la prezzatura attuale degli stocks viene fatta su una prospettiva di ripresa a “v”, ovvero crollo e risalita mentre sempre più analisti, leggendo più i dati macro che quelli che giungono da Wall Street, parlano di ripresa a “u”, ovvero con una fase di stagnazione media in attesa della risalita morbida, ovvero che necessita di più tempo per compiersi.

 

Stiamo quindi andando incontro - o, forse, ci siamo già dentro - a un colossale errore di valutazione che potrebbe portare a un apprezzamento totalmente immotivato e insostenibile di azioni, indici e valute oltre a commodities come l'oro ormai balzato a 1082 dollari l'oncia dopo la svendita di un enorme stock da parte del Fmi alla Banca indiana delle Riserve, qualcosa come 403,3 tonnellate metriche per 6,7 miliardi di dollari. Cina, Russia alcune banche centrali europee sono in coda per le altre 203.3 tonnellate metriche che il Fondo Monetario metterà presto all'asta.

 

Segnali inquietanti, per tre motivi. Primo, il Fondo Monetario si trova costretto a “ricapitalizzare” dopo aver dispensato fondi a destra e manca per cercare di rimettere in sesto un sistema bancario e finanziario in macerie: ora le Borse corrono, i rami trading e investment banking raddoppiano gli utili ma il Fmi deve vendere l'oro perché sa che, oltre alle riserve, è probabile che serviranno altre iniezioni.

 

Secondo, se dopo una vendita del genere il prezzo sale invece che scendere significa due cose: che la crisi è tutt'altro che finita e che al mondo si è pronti a scannarsi per mettere in paniere un bene rifugio come l'oro. Terzo, Cina, India e Russia stanno cercando un'alternativa all'impazzimento globale da liquidità sovrabbondante e dollaro debole: le loro banche centrali, stando a quanto rilanciato da Bloomberg, diverranno nel tempo «compratori netti di oro dal Fondo Monetario». Il quale, quindi, sta scaricando le riserve per fare cassa e permettere agli Stati e ai sistemi di non andare in default: rischiando la sua stessa stabilità.

 

Siamo in piena bolla da euforia speculativa. Basti pensare che le richieste settimanali di mutui riprendono a salire negli Usa, dopo un mese di ribassi e s’impennano addirittura dell'8,2%, mentre i tassi di rifinanziamento con scadenza a 30 anni scendono del 5%. Evviva, si torna ai tempi allegri dei subprime e di Fannie e Freddie giudicate “troppo grandi per fallire”, si riaprono i cordoni per l'euforia di liquidità. Il tutto nello stesso paese che ha visto fallire 116 banche regionali quest'anno, una delle quali risponde al nome di Cit, la banca delle pmi.

 

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COMMENTI
27/11/2009 - il "subprime" europeo (michele fortunato)

IN POCHI ANNI LE COSTE SPAGNOLE SONO STATE CEMENTIFICATE DA UNA SPECULAZIONE EDILIZIA SENZA PRECEDENTI IN SPAGNA. SPECULAZIONE CHE E' STATA FINANZIATA DALLE BANCHE TEDESCHE ED INGLESI. IL CONTRIBUTO DELL'EDILIZIA SUL PIL SPAGNOLO E' IL PIU' ALTO DI TUTTA EUROPA ED OGGI CON IL DUBAI IN DIFFICOLTA' PUO' DARSI CHE QUALCUNO SI DOMANDI SE IN EUROPA C'E' QUALCHE PAESE CHE POTREBBE PRESTO AVERE PROBLEMI SIMILI A QUELLI DEL DUBAI ( O DELL'IRLANDA ) DI FATTO 2 ANNI FA IL DEFICIT DI BILANCIO SPAGNOLO ERA A ZERO ED OGGI E' AL 9% DEL PIL. SE IL MERCATO IMMOBILIARE NON FA QUALCHE MIRACOLO LA SPAGNA RISCHIA IN BREVE DI TROVARSI IN FORTE CRISI.....E QUESTA CRISI TRAVOLGEREBBE I PAESI VICINI. E' STATO DETTO SPESSO CHE L'EUROPA NON HA I PROBLEMI IMMOBILIARI CHE HANNO CARATTERIZZATO GLI USA ( DEFAULT E SUBPRIME ) TEMO CHE POTREMMO SCOPRIRE PRESTO CHE L'AMERICA NON E' COSI' LONTANA...!!!

 
05/11/2009 - Ma gli asset tossici dove sono? (Luca Cantatore)

Bottarelli, io ancora non sono riuscito a capire una cosa: che fine hanno fatto gli asset tossici e i mutui subprime? Non ci hanno raccontato che senza un loro smaltimento il sistema finanziario sarebbe collassato? Grazie e saluti, LC

RISPOSTA:

Caro Cantatore, gli assets tossici sono ancora tutti lì nella pancia delle banche o parcheggiati presso le banche centrali in attesa che la fatina li faccia sparire con la bacchetta magica. Scherzi a parte, la bolla della liquidità in attesa di scoppiare, li farà saltare fuori tutti. E ci sarà davvero poco di cui rallegrarsi. Servivano stress test serissimi e rigidissimi almeno otto mesi fa per cercare di ripartire e non ritrovarci con la Borsa che corre grazie ai soldi pubblici immessi sul mercato per salvare le banche e che queste stanno usando per fare trading e profitti: ora è tardi, sia per gli stress test che per una politica statale di mark-to-market che rendesse davvero operativa e risolutiva la carta della bad bank. Cordialmente (Mauro Bottarelli)