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Economia e Finanza

CHRYSLER/ Marchionne rischia tutto e si gioca il futuro di Fiat

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La seconda è che Marchionne questa volta dovrà cucinare la sua ricetta in un pentolone molto più grande fatto di una decina di marchi, centinaia di modelli e innumerevoli mercati diversi. La realtà aziendale che si trova davanti ora è decisamente più complessa e sparsa geograficamente su almeno tre continenti. Solo per stabilire chi deve vendere, cosa e dove, c’è da perderci la testa. La terza differenza è la situazione economica che è decisamente meno favorevole rispetto a qualche anno fa. La crisi ha reso molto più tesa la concorrenza tra le case automobilistiche mondiali e i mostri sacri come Toyota o Gm che hanno inciampato negli ultimi mesi non vedono l’ora di rimettersi in testa alla corsa.

 

Ma anche Marchionne è diverso dallo sconosciuto manager che Umberto Agnelli designò alla guida della Fiat. La sua esperienza attuale nel settore automobilistico non è neanche commensurabile con quella che aveva allora. In più in questi anni ha avuto modo di creare una squadra di manager, a cominciare da Olivier Francois e da Alfredo Altavilla, con cui è in piena sintonia. Niente a che fare con il continuo sparigliamento delle cariche che ha caratterizzato i primi mesi della gestione Marchionne al Lingotto.

 

Diversa o simile, la sfida è partita. Adesso è una questione di soldi e di timing. Ogni tre mesi Chrysler farà sapere come stanno andando i conti, pur non avendo nessun obbligo di farlo perché non è un’azienda quotata. Ma le asticelle sono poste molto in alto: utile operativo il prossimo anno, utile netto dal 2011 che arriverà a 3 miliardi di dollari nel 2015, una data che è dietro l’angolo. Un anno prima restituzione del prestito concesso dal Governo Obama. Il punto di pareggio è a 2 milioni di auto vendute, meno di quante ne vendesse Chrysler prima della crisi, ma il 50% in più di quante ne venderà quest’anno. Numeri da far tremare i polsi a chiunque. Tranne a Marchionne che questa sfida l’ha cercata, l’ha desiderata e, ora, non vede l’ora di giocarsela.

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