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FINANZA/ 2. I “fondi avvoltoi” fanno festa a Dubai

Pubblicazione:martedì 1 dicembre 2009

Dubai_MoneteR375.jpg (Foto)

Semplice, la crisi di Dubai è un'opportunità: ci si lancia in shopping a prezzo di saldo in casa di chi, fino a poco tempo fa, lo shopping era abituato a farlo forte dei dollari garantiti dal petrolio. Certo, le banche inglesi sono quelle che rischiano di pagare il prezzo più caro per le ripercussioni della ristrutturazione del debito del Dubai e a confermarlo ci ha pensato ieri Morgan Stanley in una nota basata sui dati della Banca dei regolamenti internazionali ma attenzione a leggere bene le notizie.

 

È vero che gli istituti del Regno Unito, tra cui Hsbc e Standard Chartered, hanno investito 50 miliardi di dollari nella regione ed è vero che, come sostengono gli analisti di Morgan Stanley, «le banche inglesi sono quelle potenzialmente più colpite dalle ampie ripercussioni della ristrutturazione del debito del Dubai», ma è altrettanto vero che «l'impatto diretto di Dubai World sulle banche europee è modesto e il rischio è stato fin troppo scontato».

 

Come dire, le banche non hanno certo brillato per intelligenza in questo periodo ma questo non significa che debbano sbagliare sempre e comunque: basta agire con la logica dei vulture fund, ovvero fondi comuni, soprattutto americani, specializzati nell'investire su società fallite o "decotte". Il rischio, evidentemente, è altissimo ma in caso il fondo riesca a risollevare la società e a pagare i suoi debiti, può realizzare grandi profitti.

 

Il business principale dei "fondi avvoltoio", negli ultimi anni, è infatti stato quello di comprare, a prezzi stracciati, bond (obbligazioni) dei Paesi in via di sviluppo, vicini al default, che nessun altro oserebbe toccare. Salvo poi passare all'incasso con tutti i mezzi possibili, anche portando i debitori in tribunale: d’altronde, nessuno ha detto loro di contrarre debito in quel modo scriteriato, utilizzando i fondi dei paesi ricchi per mantenere pletore di dittatorelli con cortigiani al seguito e rubinetti d’oro invece di costruire scuole e ospedale.

 

Si tratta, nella maggior parte dei casi, dei paesi indebitati con l’acqua alla gola dell'Africa, del Congo Brazzaville, Zambia o dell’America Latina, messi nel mirino dalle "locuste" della finanza americana: molti fondi pensioni americani per garantire interessi a doppia cifra ai loro sottoscrittori, li hanno in portafoglio e quindi li finanziano. Smettiamola con il moralismo da quattro lire: i fondi pensione Usa investono circa 80 miliardi di euro l'anno in hedge fund, alcuni arrivano fino al 30-35% delle loro quote in strumenti di investimento alternativi e fortemente speculativi.

 

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