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giovedì 18 marzo 2010 S. Cirillo di Gerusalemme - Ultimo agg.: 18/03/2010 02:00
 
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DIBATTITO/ Savona: un patto con la Cina per salvare l'Europa dai crac

giovedì 17 dicembre 2009

La crisi della Grecia ha riproposto in modo drastico tutti i nodi irrisolti dell’eurosistema. «La realtà - dice a ilsussidario.net l’economista Paolo Savona - è che quando si ha una moneta unica i problemi sono comuni per tutti e le soluzioni devono essere cercate insieme». La parabola della moneta unica, come spiega Savona, ha mostrato tutte le sue contraddizioni e richiede un cambio di passo, che può venire solo dalla politica.

 

C’è un “peccato originale” che l’attuale situazione dell’euro, preso tra debito pubblico dei singoli stati e Patto di stabilità, sta scontando?

 

C’è indubbiamente un problema grave che non metterei in rapporto con l’euro ma col Patto di stabilità e sviluppo. Il Patto introduceva implicitamente una correzione agli obiettivi molto restrittivi assegnati dal Trattato di Maastricht alla Bce che riguardano il tasso d’inflazione e l’andamento dei prezzi. Voleva essere l’elemento di compensazione che rende possibile attuare politiche di sviluppo e aumentare le capacità di resistenza delle economie all’indebitamento privato e pubblico. In realtà ha sovrapposto nuove rigidità alla rigidità derivante dalla gestione della politica monetaria; e i paesi, sotto la spinta delle pressioni sociali e ora della crisi economica, si sono trovati in seria difficoltà.

 

Proprio per le sue rigidità non è mai stato applicato fino in fondo.

 

L’Ue ha chiuso un occhio e oggi il Patto di stabilità è violato da tutti. Non essendosi impostata una politica che assorbisse gli choc esogeni, per i paesi più deboli dal punto di vista del debito - non solo Grecia ma Italia, Spagna, Irlanda, Regno Unito… - i problemi si sono enormemente complicati.

 

Oltre ai problemi derivanti dal modo in cui è stato concepito - cioè ancorato al marco - che cosa ha penalizzato l’euro?

 

Il comportamento accomodante e grave degli Stati Uniti da un lato e quello della Cina dall’altro, che ha bloccato il rapporto di cambio dello yuan e ha impedito al mercato di aggiustarlo. Così quando il dollaro è debole o la Cina lascia scivolare il suo cambio, l’euro si rivaluta e questo peggiora ancor di più la situazione implicita nella non attuazione del Patto di stabilità. Senza politiche di sviluppo ci ritroviamo non solo a non avere avuto la spinta degli accordi europei, ma anche a subire una forte controspinta negativa derivante dalle politiche valutarie di Usa e Cina.

 

Dobbiamo rassegnarci a che la stabilità dell’euro vada a scapito della crescita?

 

No. Io sostengo la tesi che la Bce, senza abbandonare i suoi obiettivi antinflazionistici, non dovrebbe più usare il canale delle banche per creare la base monetaria, ma il canale estero. Come? Affiancando la banca centrale cinese nel sostenere il dollaro, cioè acquistando valuta Usa. In tal modo l’Europa potrebbe contare di più sul tavolo delle trattative internazionali, perché avrebbe dei dollari da usare per finanziare gli Stati Uniti o per indurre gli Stati Uniti a cambiare politica. Come ha fatto la Cina, che ha proposto agli Usa di usare i Diritti speciali di prelievo come riferimento della loro attività di indebitamento internazionale.

 

È possibile creare un unico debito europeo? A quali condizioni?

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO

 




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COMMENTI
17/12/2009 - Occhio alla Cina! (Francesco Giuseppe Pianori)

Non ho la competenza e la chiarezza del Prof. Savona; ma una cosa, da perfetto ignorante, mi sento l'obbligo di dire: occhio alla Cina! Basta guardare a come si sta comportando in Africa...i cinesi non hanno mai dato niente per niente ed è arcinoto il loro monopolio commerciale nel Sud Est asiatico. I cinesi sono ottimi commercianti e non sono proprio dei cristiani... Io non mi fido per nulla. Specie quando si ha a che fare con una finta democrazia economica, tuttora controllata da chi ha il potere assoluto: il Partito Comunista Cinese.