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FAMIGLIA/ Campiglio: smascherate le false accuse degli economisti alla Giavazzi

Pubblicazione:mercoledì 2 dicembre 2009

operaia_lavoroR375_15nov08.jpg (Foto)

 

 

Ciò che colpisce di questa indagine sul campo è l’ampiezza delle decisioni - spesso delicate, come l’educazione dei figli - in cui entrambi i componenti della coppia dichiarano di avere uguale peso, quando il peso non è maggiore da parte delle donne, sia coniugate che non.
La medesima indagine conferma invece come la soddisfazione per la suddivisione del lavoro domestico, e il suo corrispettivo carico, sia un problema di potenziale disaccordo della coppia, che pare tuttavia legato in modo significativo all’età della donna.

Forse ciò è il segnale di un mutamento generazionale in corso e/o delle diverse condizioni abitative e familiari della coppia.
L’eccessivo costo delle case per le giovani famiglie pare il vero ostacolo per l’uscita dalla famiglia di origine, piuttosto che un eccesso di “welfare familiare”. La questione della suddivisione del carico di lavoro familiare all’interno della famiglia italiana è una questione reale, specialmente nel confronto con gli altri paesi, ma vi è ragione di ritenere che sia anche in via di miglioramento, attraverso il dialogo e la ragionevolezza del rapporto di coppia piuttosto che sul piano puramente economico.

Gli autori considerano infine “debole” la questione dell’esistenza di reali opportunità per la donna che intenda lavorare: ma è difficile conciliare questa valutazione con la realtà italiana. Il tasso di occupazione dei maschi in età di lavoro (15-64 anni) è al Nord del 76,3% nel 2007, mentre nel Mezzogiorno è più basso, e pari al 62,2%: per le donne i corrispondenti tassi di occupazioni registrano un divario più accentuato, pari al 56,8% al Nord e il 31,1% nel Mezzogiorno (fonte Istat).

Per i maschi il tasso di occupazione in Italia è pari al 70,8%, rispetto alla Francia con il 69,4% mentre per le donne è del 47,5% in Italia (41,5 nel 2000) rispetto al 60,4% in Francia (dati 2008, Banca d’Italia).
Se la questione centrale diventa l’opportunità di lavoro delle donne nel Mezzogiorno, come questi dati suggeriscono, e delle quali una parte è già coinvolta in un’area di sommerso difficile da rilevare, allora l’efficacia di una riduzione dell’imposta sui redditi da lavoro diventa molto più problematica.



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COMMENTI
03/12/2009 - FAMIGLIA (vincnzo lapenta)

...perchè non abbattere le imposte sul reddito a tutti? Meno imposte, più controlli, al di là delle alchimie fiscali

 
02/12/2009 - Viva il quoziente famigliare! (Giuseppe Crippa)

Il professor Campiglio mi pare lo dica in modo forbito e gentile, io invece, purtroppo per me, tendo ad esprimermi in modo più rozzo, e dico che la tesi sostenuta dagli autori del libro “L’Italia fatta in casa”, e cioè che occorrerebbe perseguire l’equità fiscale tra i coniugi piuttosto che il quoziente famigliare, mi sembra, fantozzianamente, una … ! Poniamo il caso di una famiglia monoreddito: come è possibile ridurre le tasse alla moglie casalinga per compensarla del suo lavoro a sostegno della famiglia? Con uno stipendio elargito dallo stato? Qui Totò direbbe: “Ma mi faccia il piacere!” E chiudo con le citazioni cinematografiche.