Economia e Finanza
lunedì 21 dicembre 2009
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È un tema importante, ma non va giocato sul piano dell’azione legislativa: dovrebbe essere uno strumento che va offerto alle parti sociali nel regolare, come meglio credono, i loro rapporti. Le norme che davvero vivono e si reggono sono quelle che hanno la legittimazione delle realtà che dovranno servire.
Sulla vertenza di Termini Imerese come intendete muovervi?
Oggi c’è il tavolo e vedremo cosa dice l’azienda. Se Fiat dà garanzie di mantenimento dei posti di lavoro su basi fondate ed equilibrate, noi saremo d’accordo a che lo stato dia soldi. Diversamente se l’azienda intende attenersi soltanto a criteri di mercato, benissimo, ma lo faccia con soldi suoi.
Come vede l’ingresso di un’azienda straniera a Termini?
Se c’è un piano industriale serio, i posti di lavoro si mantengono e le condizioni sono garantite, non ci sono problemi. Però ripeto: ogni azienda può basarsi su regole di mercato, ma a quel punto deve stare lontano dai soldi pubblici.
Il paese attraversa un momento molto critico, diviso com’è da uno scontro politico intorno alla figura del premier. Qual è la sua opinione in proposito?
Un paese così lacerato non va da nessuna parte, soprattutto quando deve reggere il peso della crisi e ancor più quando si sforza di uscirne. Tutti si stanno riposizionando per avere un ruolo nella divisione internazionale del lavoro, Dio solo sa cosa noi stiamo facendo. In queste condizioni non si può avere un paese così diviso, e non si capisce in verità su che cosa. Io vedo una politica come strumento per la conquista del potere, senza contenuti sociali, economici, e di rapporto con le persone, consumare la sua crisi definitiva. È la crisi di un sistema politico autoreferenziale, questo è il punto.
Ora c’è qualche timida, reciproca apertura.
Sì, vedo nell’opposizione qualche segno di consapevolezza, spero che ci sia anche nella maggioranza. Mi auguro che entrambe si mostrino responsabili e facciano un accordo sulla riforma delle istituzioni e del welfare. Sono queste le cose che qualificano davvero le classi dirigenti.
E' quasi commovente l'ingenuità di Bonanni, vorrebbe "botte piena e moglia ubrica". Non s'è reso che la crisi è mondiale e che il nostro sistema di civiltà ha fatto flop. Non è il lavoro che crea l'occupazione, è l'occupazione che crea il lavoro. Evidentemente ognuno vorrebbe la sua occupazione preferita e rinunziamo a quelle occupazioni che ci sembrano troppo vili per la nostra dignità di uomini acculturati. Bisognerebbe che i Bonanni dessero l'esempio e che fossero i primi a sgobbare dietro un camion dell'immondizia per sbarazzarci dei rifiuti che inquinano il notsro benessere. No, si aspettano gli extracomunitari, schiavi moderni della nostra civiltà. CF
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