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FINANZA/ I nuovi rischi di crac che sconvolgono l’Europa

Pubblicazione:giovedì 3 dicembre 2009

Euro_DinamiteR375.jpg (Foto)

Ma non è tutto. Sempre ieri in sede Ecofin si è raggiunto l'accordo sul nuovo sistema di regolamentazione europeo, definito dal ministro dell'Economia francese Christine Lagarde, «il compromesso più chiaro possibile, grazie al quale stiamo creando una vera autorità di supervisione nei tre ambiti, ossia banche, assicurazioni e borse». Ci mancava solo un altro grande fratello miope per bloccare ancora di più i mercati e creare le condizioni per nuove crisi, figlie delle banche che non sanno usare derivati e cds e non degli hedge funds che invece sanno usarli eccome.

 

Ma vediamo qualche dettaglio. In particolare «in caso di crisi c'è una tripla protezione per assicurare agli Stati membri la sovranità in materia di bilancio». La prima è che sia il Consiglio - e non la Commissione Ue - a dichiarare lo stato di crisi. Inoltre, se le misure imposte dalle autorità hanno un impatto sulla spesa, «la decisione può essere discussa al Consiglio e revocata con una maggioranza semplice, di 14 voci su 27», spiegano le fonti, aggiungendo che «in casi estremi la decisione si può portare al vertice dei capi di Stato».

 

Inoltre, nel caso in cui non ci sia una crisi in ballo ma solo una decisione delle autorità di vigilanza contestata da uno Stato membro, alla prima spetta una sorta di “onere della prova”. Verrebbe da dire, salvate questa gente da se stessa ma è meglio dire, salvate noi da loro.

 

“Onere della prova”, sembra un processo, siamo forse terminati nel giallo di Garlasco senza saperlo! In compenso l'Europa, quella reale, scricchiola: i cds dell'Irlanda stanno risalendo in maniera preoccupante e la Grecia è ormai sull'orlo del default tecnico dopo aver disatteso la promessa fatta a Bruxelles di varare misure concrete antideficit entro ottobre.

 

La “forbice” (spread) fra i BOT greci e quelli tedeschi a 10 anni è saltata a 178 punti-base: il che significa che il governo di Atene, per farsi prestare denaro dai mercati, deve offrire quasi il 2% di interessi in più di Berlino sui suoi titoli di debito pubblico. Il rincaro del debito è rovinoso per un Paese economicamente debole, nel pieno di una crisi mondiale dove i debiti pubblici più potenti (vedi gli Usa) faranno una concorrenza spietata: 18 miliardi di euro di debito pubblico greco stanno per andare a scadenza e andranno rinnovati nel secondo trimestre del 2010.

 

Quale strada per il governo socialista greco se non quella dei tagli sanguinosi, i quali però porteranno ulteriore tensione sociale in un paese già pervaso da forti pressioni interne. Non si può svalutare, né stampare moneta: si può, però, svendere gli assets del paese all'estero visto che un deficit di budget del 13% sul Pil non consente molti margini di manovra.

 

E sta già accadendo: la Cina, di fatto, è pronta a comprarsi la Grecia a prezzo di saldo: i porti del Pireo sono ormai della Cosco, pronta a creare un hub cargo verso il Mar Nero. Pechino non comprerà bond governativi greci come spera il Pasok al governo, vuole gli assets e li vuole pagando poco, roba da take-away.

 

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COMMENTI
03/12/2009 - "in cassa non c'è più una lira" (Massimo Limonta)

...e mancano anche gli Euro, a quanto pare. Ma con l'avvento dell'Euro e con l'Unione Europea non avremmo dovuto essere più protetti dagli smottamenti e dalle speculazioni della finanza internazionale? Poi, è semplicemente assurdo che, di fronte ad un nuovo problema o ad una nuova situazione, si debbano sempre istituire nuove commissioni, od enti preposti, con i relativi costi; quando in una famiglia mancano i sodli si risparmia, non se ne gettano altri in spese inutili. Infine non ha bisogno di commento l'enorme quantità di denaro elargita a banche e mondo finanziario che è servita solo a ripianare in parte i loro enormi debiti continuando a foraggiare le speculazioni.

 
03/12/2009 - questo treno (Fabrizio Terruzzi)

D’accordo Botarelli ma disoccupazione a questi livelli ne abbiamo già vista senza che si siano determinati sconquassi. I debiti bancari fasulli sembra che se li siano ingoiati gli Stati. Di soldi in cassa non ce ne sono mai stati. Insomma questo treno che si starebbe per venir addosso in cosa consisterebbe? Detto questo credo sia giunto il momento di smettere di finanziare, per fini elettorali, politiche sociali con i debiti anziché con le tasse. Così come dobbiamo renderci conto che è necessario ridimensionare il nostro tenore di vita. Finché vivremo nell’illusione di poter/dover produrre sempre di più per consumare sempre di più, e viceversa, non faremo che andare incontro ad un crack (=default dello stato) che d’un sol colpo, con la logica selvaggia del “a chi tocca tocca”, riproporrà un giusto equilibrio, sensato e sostenibile.