Economia e Finanza
giovedì 3 dicembre 2009
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Hanno voglia i lavoratori portuali a protestare, con menti come quelle dell'Ecofin che triplicano gli enti di regolazione dei mercati invece di intervenire sulla crisi, meglio forse essere divorati da Pechino, nuovo stato Ue attraverso il suo protettorato economico ellenico. Ma i giornali non parlano di questo, parlano del trans Brenda!
Questa è l'Europa, non quella dell'Ecofin che gioca a chi si fa lo sgarbo peggiore tra asse renano e inglesi. Lo spread dei titoli di Dublino non deve farci stare affatto tranquilli, così come il rischio di insolvenza sempre crescente dell'Ucraina e i guai seri che dovrà affrontare nel primo trimestre del prossimo anno il sistema bancario tedesco, la cassaforte d'Europa.
La Gran Bretagna, poi, vedrà una netta svalutazione della sterlina entro marzo-aprile e già si vocifera del fatto che sarà il primo paese del G10 a dover affrontare una dura crisi fiscale - su cui scommettere per far soldi, ovviamente - determinata da proiezioni di banche d'affari, Morgan Stanley in testa nel suo outlook 2010, che prefigurano come sempre più probabile il rischio di assenza di maggioranza in grado di governare alle elezioni generali di maggio.
L'Italia, va beh, si commenta da sola, basta guardare il debito pubblico e ascoltare le parole di Mario Baldassarri all'ultima puntata di Ballarò: «In cassa non c'è più una lira». Evviva. Soprattutto l'Ecofin.
...e mancano anche gli Euro, a quanto pare. Ma con l'avvento dell'Euro e con l'Unione Europea non avremmo dovuto essere più protetti dagli smottamenti e dalle speculazioni della finanza internazionale? Poi, è semplicemente assurdo che, di fronte ad un nuovo problema o ad una nuova situazione, si debbano sempre istituire nuove commissioni, od enti preposti, con i relativi costi; quando in una famiglia mancano i sodli si risparmia, non se ne gettano altri in spese inutili. Infine non ha bisogno di commento l'enorme quantità di denaro elargita a banche e mondo finanziario che è servita solo a ripianare in parte i loro enormi debiti continuando a foraggiare le speculazioni.
D’accordo Botarelli ma disoccupazione a questi livelli ne abbiamo già vista senza che si siano determinati sconquassi. I debiti bancari fasulli sembra che se li siano ingoiati gli Stati. Di soldi in cassa non ce ne sono mai stati. Insomma questo treno che si starebbe per venir addosso in cosa consisterebbe? Detto questo credo sia giunto il momento di smettere di finanziare, per fini elettorali, politiche sociali con i debiti anziché con le tasse. Così come dobbiamo renderci conto che è necessario ridimensionare il nostro tenore di vita. Finché vivremo nell’illusione di poter/dover produrre sempre di più per consumare sempre di più, e viceversa, non faremo che andare incontro ad un crack (=default dello stato) che d’un sol colpo, con la logica selvaggia del “a chi tocca tocca”, riproporrà un giusto equilibrio, sensato e sostenibile.
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