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FINANZA/ I nuovi rischi di crac che sconvolgono l’Europa

Ieri in sede Ecofin si è raggiunto l'accordo sul nuovo sistema di regolamentazione europeo, che però lascia più di un dubbio sulla sua reale efficacia

Euro_DinamiteR375.jpg (Foto)

Mentre la Cnbc gridava che il rischio di meltdown globale rappresentato da Dubai è tutt'altro che svanito, forse essendo a conoscenza di qualche particolare che verrà svelato la prossima settimana al meeting tra Dubai World e creditori, la giornata di ieri ci ha regalato un vero e proprio campionario di come governi e istituzioni sovranazionali stiano preparandosi a prendere in piena fronte il treno che sta sbucando dal tunnel e le cui luci di posizione vengono scambiate per segnali di ripresa.

 

Giungono, infatti, altre perdite di posti di lavoro a novembre in America nel settore privato, più gravi del previsto sebbene inferiori a quelle del mese precedente. Secondo l'indagine mensile Adp Employment Report sono stati persi 169mila posti di lavoro, dopo i 195mila di ottobre, dato leggermente rivisto in meglio. In media gli analisti prevedevano una perdita di 155 mila posti: ma domani l'amministrazione americana pubblicherà i dati ufficiali mensili sulla disoccupazione, relativi a novembre e che includono anche il settore pubblico.

A Wall Street i futures stanno già cominciando a deprimersi con ampio anticipo. Ma se l'America naviga a vista, speranzosa in un rafforzamento del dollaro che, legato al deficit da incubo, porterà solo il rischio di iper-inflazione, l'Europa dà il meglio di sé.

Sui tassi di interesse dell'area euro è attesa una conferma al minimo storico dell'1%, anche se la Banca centrale europea potrebbe iniziare una progressiva rimozione di alcune delle misure supplementari che nei mesi scorsi ha approntato per aiutare l'economia, che prevalentemente fanno leva sulla liquidità: ovvero, meno soldi per mettere a posto i Core Tier 1 delle banche. Le quali, essendo ridotte non male, ma peggio, restringeranno ancora il credito a privati e imprese: l'opposto di ciò che sarebbe servito.

La disoccupazione, infatti, si consolida anche nell'eurozona ai massimi storici, 9,8%o a ottobre, valore - secondo i dati Eurostat - che equivale a tre milioni di disoccupati in più rispetto a un anno fa. D'altronde per fronteggiare la crisi, nei mesi scorsi la Bce non aveva trovato di meglio che assicurare al sistema creditizio abbondante liquidità a condizioni stracciate ma nelle ultime settimane diversi esponenti dell'istituzione di Francoforte hanno espresso la preoccupazione che continuare troppo a lungo potrebbe favorire l'insorgere di nuove destabilizzazioni o crisi. Davvero dei geniacci questi burocrati.

Per questo già il mese scorso il presidente Jean-Claude Trichet aveva avvertito che a dicembre si sarebbe deciso se iniziare una progressiva rimozione, scelta osteggiata da molti governi e dal Fondo monetario internazionale, vero supermarket di carta straccia spacciata per denaro reale, che invece sostengono che sia più rischioso muoversi troppo in anticipo sulle exit strategies, piuttosto che troppo tardi. Scegliere la tempistica giusta non sembra un'opzione percorribile per lor signori, peccato siano profumatamente pagati per questo.

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COMMENTI
03/12/2009 - "in cassa non c'è più una lira" (Massimo Limonta)

...e mancano anche gli Euro, a quanto pare. Ma con l'avvento dell'Euro e con l'Unione Europea non avremmo dovuto essere più protetti dagli smottamenti e dalle speculazioni della finanza internazionale? Poi, è semplicemente assurdo che, di fronte ad un nuovo problema o ad una nuova situazione, si debbano sempre istituire nuove commissioni, od enti preposti, con i relativi costi; quando in una famiglia mancano i sodli si risparmia, non se ne gettano altri in spese inutili. Infine non ha bisogno di commento l'enorme quantità di denaro elargita a banche e mondo finanziario che è servita solo a ripianare in parte i loro enormi debiti continuando a foraggiare le speculazioni.

 
03/12/2009 - questo treno (Fabrizio Terruzzi)

D’accordo Botarelli ma disoccupazione a questi livelli ne abbiamo già vista senza che si siano determinati sconquassi. I debiti bancari fasulli sembra che se li siano ingoiati gli Stati. Di soldi in cassa non ce ne sono mai stati. Insomma questo treno che si starebbe per venir addosso in cosa consisterebbe? Detto questo credo sia giunto il momento di smettere di finanziare, per fini elettorali, politiche sociali con i debiti anziché con le tasse. Così come dobbiamo renderci conto che è necessario ridimensionare il nostro tenore di vita. Finché vivremo nell’illusione di poter/dover produrre sempre di più per consumare sempre di più, e viceversa, non faremo che andare incontro ad un crack (=default dello stato) che d’un sol colpo, con la logica selvaggia del “a chi tocca tocca”, riproporrà un giusto equilibrio, sensato e sostenibile.