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FAMIGLIA/ Il quoziente che mette Giavazzi al tappeto

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Se ora un figlio percepisce un reddito appena superiore a 2.840,51 euro l’anno, non è più fiscalmente a carico, non si possono più detrarre o dedurre le spese sanitarie, le tasse universitarie ecc. effettuate per lui e lui, di fatto, non le può dedurre o detrarre perché non ha abbastanza capienza. Mi chiedo: può allora essere autonomo con redditi di tre-quattromila euro all’anno? Figuriamoci con 2840,51! Non scherziamo. Quindi qualsiasi genitore di buon senso chiede al proprio figlio di non guadagnare oltre la soglia dei 2840 euro annui oppure di lavorare in nero. Col quoziente invece il figlio con un suo reddito entra anch’egli nel cumulo familiare, si ottengono benefici fiscali secondo il carico e le famiglie con più figli non sono penalizzate.

 

Dunque è un sistema più equo. E le donne?

 

È un sistema che scoraggia il lavoro della donna, dai dati statistici è così. Ma non credo proprio che lo sia per il sistema di tassazione vigente in Italia. Germania e Francia, con sistemi fiscali più family oriented di quello italiano hanno tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro più alti che non nel nostro Paese. Ma forse i problemi da noi sono altri. Non abbiamo gli asili nido familiari per esempio, non li abbiamo nelle aziende. La nostra concezione di asilo nido è rigidamente schematica e statalista. Mi scusi se faccio riferimento ad un ricordo personale…

 

Prego.

 

Ora si parla di Tagesmutter (letteralmente, “mamma di giorno”, ndr) ma nel 1981 nella civilissima Trento, quando nacque mia figlia e mia moglie insegnava all’università, mi diedi da fare per sostenere un progetto di Tagesmutter. Mi fu detto che i microasili familiari avrebbero alimentato uno squallido mercato dei bambini e che l’unica garanzia era l’asilo nido “pubblico”. Già, facciamo solo questa considerazione, allora una madre guadagnava in media 900mila lire al mese e un bambino al nido del comune costava all’ente pubblico la bellezza di un milione e mezzo: come poteva essere pensabile dare l’asilo nido comunale a tutti i bambini? Con ciò è detto tutto. In Germania hanno inventato le “mamme di giorno” nelle case perché costa meno ed è più elastico, dà lavoro a molte madri con un bambino e offre un servizio prezioso alle loro vicine che hanno interesse a proseguire nella carriera lavorativa. Ma in Germania allora avevano inventato anche il congedo parentale di tre anni retribuito con l’equivalente della pensione sociale, pensando che il tempo dedicato dal genitore al proprio figlio sia comunque un investimento sociale. 

 

Se la famiglia italiana è un valore, possiamo misurarne il contributo alla ricchezza del paese?

 

Anche su questo forse dovremmo riflettere un attimo. Il Pil è davvero l’unica misurazione della ricchezza del paese? Molti economisti hanno più di un dubbio. La famiglia è un luogo dove le nuove generazioni hanno il primo incontro con la realtà, si formano e si attrezzano per entrare in una società composita e variegata. La famiglia è il luogo della prima formazione del capitale umano. Siamo sicuri che, ai fini del benessere della persona e della collettività, sia totalmente indifferente ai fini dell’educazione e dello sviluppo umano e relazionale di una persona nuova, che questa avvenga in una trama di relazioni affettive o all’interno una qualsiasi altra agenzia educativa (asilo nido ecc.)? Io non vorrei correre questo rischio, preferirei lasciarlo alla libertà di ciascuna famiglia e vedo con terrore un demiurgo che pretenda di sapere quale sia il bene delle famiglie, e sulla base di teorie o di modelli ci venga a spiegare quale sia un atteggiamento corretto. O capiamo che il tempo dedicato all’educazione, alla cura, all’assistenza, delle persone crea benessere anche se non è monetizzato nel Pil, o la nostra società è destinata ad una aridità disastrosa.

 

 

 



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COMMENTI
04/12/2009 - Le due facce della medaglia. (Francesco Prati)

Ritengo che i valori espressi dal docente Vernizzi siano condivisibili e corretti, ma non si può nascondere il costo che tali decisioni portano. In Italia, per radici e tradizione, la famiglia ha sempre svolto un ruolo chiave nella società e, agli innumerevoli benefici, si contrappongono aspetti negativi come una bassa meritocrazia, fino al punto che appartenere ad un "clan familiare" è più importante dei risultati ottenuti. So che il modello "made in USA" non è applicabile nella realtà italiana, ne desidero che lo sia, ma è importante conoscere i limiti del nostro sistema e professori come Giavazzi e Alesina sanno illustrarli in modo chiaro. In conclusione, avere una famiglia in cui entrambi i coniugi lavorano può servire anche come "diversificazione del rischio", specialmente in periodi come questo, in cui è più facile perdere un lavoro, che trovarne un altro.