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PARTITE IVA/ Una rivoluzione per passare da presunti evasori a veri imprenditori

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Dopo tre anni se ci sono le condizioni per trasformarsi in un’impresa organizzata come società di persone o di capitali, magari mettendosi insieme con altre partite Iva, va prevista una politica di ingresso nel mercato che sia graduale, non traumatica anche sul piano fiscale.  

 

Sul piano mutualistico non è più che sufficiente il versamento dei contributi alla gestione separata dell’Inps?

 

Mi sembra francamente una soluzione di ripiego che non è in grado di dare risposte vere. Il problema va invece affrontato in modo serio perché altrimenti ci troveremo presto con intere fasce di popolazione prive di qualsiasi copertura assicurativa e previdenziale. Si dovrebbe favorire il costituirsi fra le partite Iva di libere associazioni che possano creare al loro interno casse mutualistiche. Si avrebbe così una massa critica sufficiente per garantire un trattamento adeguato a costi tutto sommato contenuti. Certamente si tratta di regolamentare tale possibilità con una legge che fissi le linee guida. E serve un’autorità che garantisca una gestione sana e prudente, che punti a incrementare il patrimonio della cassa. È quanto già avviene con le casse dei diversi ordini professionali. In questo caso non ci sarebbe un’omogeneità di categoria, ma ci sono comunque persone considerate a tutti gli effetti alla stregua di altri liberi professionisti e che oggi non hanno alcuna copertura.    

 

Non pensa che occorrano regole per evitare un impiego improprio delle partite Iva?

 

Sono convinto che se creeremo un quadro legislativo, fiscale, previdenziale, che favorisca chi decide di rischiare, mettendo in gioco le proprie capacità, il fenomeno di partite Iva utilizzate di fatto come lavoratori dipendenti si ridurrà di molto. Ricordiamoci che senza la capacità di accollarsi un rischio nessuna impresa parte. La partite Iva, se adeguatamente valorizzate, possono rappresentare un serbatoio prezioso per rilanciare la voglia di fare impresa nel nostro paese.

 

 

 

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COMMENTI
04/12/2009 - Prima ..però (Diego Perna)

Prima che le P. Iva diventino degli imprenditori è necessario un sistema economico diverso ed una tassazione meno asfissiante. Parlare di nuovi imprenditori che partono da una situazione di dipendenza lavorativa ad un rischio d'impresa, si può fare solo a patto di un rischio e non di una sicura sconfitta. Le condizioni purtroppo non ci sono,e per lo meno al Sud è impossibile dati alla mano. Però se vogliamo essere sempre ed a tutti i costi ottimisti, facciamolo pure, parlare non costa assolutamente nulla, anzi ci si può anche guadagnare qualcosa. Buona serata

 
04/12/2009 - Potenziali imprese? (Umberta Mesina)

Aggiungerei all'ultimo paragrafo una cosina piccola piccola. "Senza la capacità di accollarsi un rischio nessuna impresa parte" - infatti nella teoria economica l'imprenditore è colui che si assume il rischio. Non tutti possono fare gli imprenditori, così come non tutti possono fare i poeti. Bisogna allora che le persone abbiano un'educazione che le aiuti ad essere leali con se stesse e con tutta la realtà, per poter riconoscere i propri talenti e i passi necessari a farli fruttare. Io sono una brava copy editor e una pessima narratrice: sarebbe irrealistico che cercassi di vivere scrivendo romanzi ma sarebbe stupido attendere che altri mi trovassero i clienti o lavorare per un euro a cartella. Il talento l'abbiamo da Dio, il resto si può imparare. Però ci vuole qualcuno che insegni. @Romano Molti professionisti con partita Iva hanno in realtà un solo committente, per questo si dice che la partita Iva maschera un lavoro dipendente. Io stessa conosco casi del genere e probabilmente ne conosce anche Lei. Grazie per la segnalazione del sito di Acta.

 
04/12/2009 - intanto si renda uniforme l'aliquota inps (romano calvo)

Come in tanti interventi su questo tema si continua a sorvolare su un aspetto di una gravità enorme: le partita iva senza ordine iscritti alla gestione separata, versano all'inps il 26,72% del proprio reddito, contro il 20% di artigiani e commercianti ed il 14% degli avvocati. Gli stessi lavoratori dipendenti se calcolassero l'aliquota del 33% su una base imponibile analoga a quella delle partite iva, si troverebbero in realtà a versare l'equivalente del 24%. Per questo prima di ogni altro ragionamento occorre portare giustizia ed equità contributiva. Le garantisco che oggi nessun dipendente mascherato apre la partita iva dovendo sopportare un prelievo così importante: non a caso si utilizza il cococo ed il co.pro. La invito a verificare su www.actainrete.org le analisi sul problema e le importanti azioni messe in atto da questoi popolo, da ultimo con l'occupazione pacifica della Triennale a Milano lo scorso 1 dicembre.