BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FAMIGLIA/ Cosa c’è dietro l’attacco di Alesina, Ichino e Giavazzi?

famiglia_imprenditoriR375.jpg (Foto)

 

 

Parafrasando Marx, poi, si potrebbe dire che Alesina e soci partono dalla insostenibilità della spesa previdenziale e sanitaria, ma non ce la spiegano. Non ce la spiegano con il calo della natalità, con il fatto che la famiglia è stata solo a parole al centro del Welfare, in una sussidiarietà a senso unico: ha supplito ai punti deboli del welfare, senza mai godere di nessuna “sussidiarietà fiscale”. La conseguenza? Lo sbilanciamento tra introiti fiscali e contributivi, da un lato, e spesa pubblica per previdenza e salute, dall’altro. L’immigrazione può risolvere i problemi comportati dal calo della natalità degli italiani? È dal 1986 che i think tank comunitari vanno affermando che l’immigrazione non è la soluzione, se non altro perché “la storia dimostra che la capacità di assorbire l’immigrazione è maggiore quando esiste un dinamismo demografico interno”. Alesina e Ichino sostengono poi che la famiglia non consente di accumulare capitale sociale. È tutto il contrario. Con un approccio neodarwiniano Francis Fukuyama dimostra che la destrutturazione della famiglia è una rovina per il capitale sociale.

 

In conclusione c’è da chiedersi se siamo ancora interessati alla domanda sulla ricchezza delle nazioni. Se questo è il caso, perché buttare nella discarica il fatto che, come documentano Alesina e soci, la famiglia produce beni e servizi per l’alimentazione, per l’assistenza agli anziani, ai bambini. Ammortizza disoccupazione e cali reddituali. Tutto ciò ci ha impedito la costruzione di un welfare “leggero”? Niente affatto: ne ha limitato l’elefantiasi, la burocratizzazione e l’esplosione dei costi. Diversamente il vero scopo perseguito, sbandierando pseudomotivazioni economiche, è distruggere la famiglia? Allora perché non conferire il premio Nobel per l’economia a Jacques Attali per aver ideato una società in cui ogni individuo abbia plurime e simultanee relazioni affettivo-sessuali con più partner. È questa la premessa che immaginano i nostri economisti per una radicale flessibilità del lavoro? Fuori del paradosso, c’è da dire che il trattamento fiscale della famiglia deve riconoscere a pieno la sua natura di primaria relazione produttiva, una società e non un insieme di singoli individui. Basta con l’inganno di formule allettanti per nascondere con limiti di reddito, scale di equivalenza e simili, l’ennesimo intervento assistenziale.

 

 

 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
09/12/2009 - ripensare l'economia in chiave di sussidiarietà (sabina gennarini)

Bisogna allargare la capacità di considerare la realtà senza affezionarsi a schemi interpretativi parziali e senza contare su meccanismi astratti che assumano per le persone dei comportamenti semplicistici. Questo mi sembra ci voglia dire Fornari. E' un fatto che il ragionamento economico finora è stato sostanzialmente cieco di fronte all’importanza dei figli ed alla stessa sussidiarietà, considerata solo marginalmente, mentre dovrebbe essere posta al centro. Visto che ci siamo, non mi sembra neanche che Vernizzi, nell’intervista dell’altro giorno teorizzasse la necessità che la moglie se ne debba per forza stare a casa, ma che nemmeno per forza debba andare a lavorare fuori casa. Mi sembra piuttosto che sia necessario stimolare la creatività innovativa mediante la ricchezza di quello che si possiede, risorse personali e di relazione incluse, senza ovviamente teorizzare inutili ritorni al passato, ma senza nemmeno scambiare schemi ideologici per creatività innovativa.

 
08/12/2009 - Ma è sempre vero? (Francesco Prati)

Non oserei mai contestare le "analisi economiche" di uno psichiatra (tale David Cooper), ma mi piace ricordare che, per fortuna o per sfortuna, fenomeni tipicamente familiari come la successione ereditaria non sono un metodo efficiente, e vi sono ormai parecchi fallimenti di importanti aziende a conferma. (A dirla tutta se ne erano accorti pure gli antichi romani nella scelta dell'imperatore.) Aggiungerei anche che nell'ultima enciclica anche il Papa si è dimostrato piuttosto scettico sugli effetti reali della "mano invisibile", che purtoppo non ha il potere redistributivo sperato. Infine vorrei ricordare come il sistema progettato da Karl Marx non fosse un modello efficiente; lo dimostrò matematicamente qualche anno dopo Piero Sraffa, mostrando come un ottimo walrasiano (con un banditore onnisciente) fosse, anche teoricamente, un ottimo di livello inferiore rispetto ad un ottimo di tipo concorrenziale. Dubito quindi che gli economisti sopra citati siano propensi per un modello di questo tipo!

 
08/12/2009 - sempre Malthus (attilio sangiani)

se non ho capito male,la ideologia che sta sotto alle opinioni dei tre economisti è quella di Malthus,attualizzata e peggiorata dal Club di Roma ( 1972 ),con il sostegno finanziario di Giovanni Agnelli e di Aurelio Peccei. Temo purtroppo che l'imquinamento ideologico che ne è seguito non sia per niente dissipato,e appesti,sotteraneamente,anche gran porzione della destra. Da che parte sta Tremonti,al di là delle parole solenni di plauso alla "Charitas in Veritate "?. Perchè lasciare a P.F.Casini ed ai "teodem" la iniziativa a favore della verità della famiglia ? Perchè Roccella e Giovanardi non contano di più ?. Ai posteri.....