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FAMIGLIA/ Cosa c’è dietro l’attacco di Alesina, Ichino e Giavazzi?

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Per Alesina, Ichino e Giavazzi la famiglia blocca la crescita. È un asserto scientifico? Qualche dubbio lo provoca il fatto che pongano al centro delle loro argomentazioni la leggenda nera del “familismo amorale”, considerato causa di tutti i peggiori vizi d’Italia: mafia, illegalità, lentezza della giustizia civile, ecc. In realtà il cosiddetto “familismo amorale” altro non è che uno “stigma”, datato, imposto dal colonialismo culturale usa nell’immediato dopoguerra, per opera dal sociologo Edward Banfield. Uno “stigma” rigorosamente decostruito dalla sociologa Loredana Sciolla (“Stereotipi di casa nostra”, Il Mulino, 1997).

 

Ma Alesina e compagni sono interessati al nomos dell’oikos o al nomos della moneta? Non è un caso che l’economia abbia conservato la denominazione che la fonda sul nomos dell’oikos. Del resto perfino David Cooper, l’antipsichiatra della “La morte della famiglia” (1971), riconosce che le relazioni familiari si “riproducono” nell’impresa, nei servizi, ecc. Cosa c’è al centro di queste relazioni creative (“produttive”)? La generazione di vita umana. Tale, in molteplici forme analoghe, è la natura delle relazioni coniugali, fraterne, filiali, e di rimando comunitarie. Questa è l’origine di ogni “sovrappiù” economico e di ogni effetto moltiplicatore. Per averne quantificato l’impatto all’economista Gary Becker è stato conferito il premio Nobel nel 1992. Del resto la fiducia reciproca e la fiducia nella “mano invisibile” sono “cause” della “ricchezza delle nazioni”, secondo Adamo Smith. E quel che resta della lezione di Karl Marx dopo il fallimento del comunismo, è che comunque l’economia non può non partire dalla qualità della “relazione sociale”.

 

Martin Heidegger ha affermato che le scienze maturano attraversando crisi e la riscoperta del fondamento. Tutto ciò si è verificato per l’economia? Che senso ha quantificare con raffinate procedure statistiche “la fiducia degli operatori” quando nella prassi reale americana si accordavano mutui immobiliari nella previsione che questa “fiducia monetizzata” non fosse onorata, sicché con la rivalsa sulle ipoteche fosse possibile lucrare gli aumenti dei prezzi delle abitazioni? Un meccanismo così perverso poteva non portare ad una distruzione di ricchezza? E per parlare di famiglia, perché se le signore Brambilla ed Esposito ogni giorno si scambiano remunerazioni e ruoli per la gestione delle due rispettive abitazioni c’è aumento di Pil, e invece non c’è, se ciascuna la esplica nella sua casa con creatività ed amore?

 

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COMMENTI
09/12/2009 - ripensare l'economia in chiave di sussidiarietà (sabina gennarini)

Bisogna allargare la capacità di considerare la realtà senza affezionarsi a schemi interpretativi parziali e senza contare su meccanismi astratti che assumano per le persone dei comportamenti semplicistici. Questo mi sembra ci voglia dire Fornari. E' un fatto che il ragionamento economico finora è stato sostanzialmente cieco di fronte all’importanza dei figli ed alla stessa sussidiarietà, considerata solo marginalmente, mentre dovrebbe essere posta al centro. Visto che ci siamo, non mi sembra neanche che Vernizzi, nell’intervista dell’altro giorno teorizzasse la necessità che la moglie se ne debba per forza stare a casa, ma che nemmeno per forza debba andare a lavorare fuori casa. Mi sembra piuttosto che sia necessario stimolare la creatività innovativa mediante la ricchezza di quello che si possiede, risorse personali e di relazione incluse, senza ovviamente teorizzare inutili ritorni al passato, ma senza nemmeno scambiare schemi ideologici per creatività innovativa.

 
08/12/2009 - Ma è sempre vero? (Francesco Prati)

Non oserei mai contestare le "analisi economiche" di uno psichiatra (tale David Cooper), ma mi piace ricordare che, per fortuna o per sfortuna, fenomeni tipicamente familiari come la successione ereditaria non sono un metodo efficiente, e vi sono ormai parecchi fallimenti di importanti aziende a conferma. (A dirla tutta se ne erano accorti pure gli antichi romani nella scelta dell'imperatore.) Aggiungerei anche che nell'ultima enciclica anche il Papa si è dimostrato piuttosto scettico sugli effetti reali della "mano invisibile", che purtoppo non ha il potere redistributivo sperato. Infine vorrei ricordare come il sistema progettato da Karl Marx non fosse un modello efficiente; lo dimostrò matematicamente qualche anno dopo Piero Sraffa, mostrando come un ottimo walrasiano (con un banditore onnisciente) fosse, anche teoricamente, un ottimo di livello inferiore rispetto ad un ottimo di tipo concorrenziale. Dubito quindi che gli economisti sopra citati siano propensi per un modello di questo tipo!

 
08/12/2009 - sempre Malthus (attilio sangiani)

se non ho capito male,la ideologia che sta sotto alle opinioni dei tre economisti è quella di Malthus,attualizzata e peggiorata dal Club di Roma ( 1972 ),con il sostegno finanziario di Giovanni Agnelli e di Aurelio Peccei. Temo purtroppo che l'imquinamento ideologico che ne è seguito non sia per niente dissipato,e appesti,sotteraneamente,anche gran porzione della destra. Da che parte sta Tremonti,al di là delle parole solenni di plauso alla "Charitas in Veritate "?. Perchè lasciare a P.F.Casini ed ai "teodem" la iniziativa a favore della verità della famiglia ? Perchè Roccella e Giovanardi non contano di più ?. Ai posteri.....