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USA/ Ok del Senato, il piano anti-crisi di Obama potrebbe partire lunedì

Il progetto, dopo aver avuto il via libera dalla Camera (dove l'opposizione dei repubblicani è stata unanime), é passato in Senato grazie anche al voto di tre repubblicani - Arlen Specter, Olympia Snowe e Susan Collins - che si sono espressi a favore del piano

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Alla fine Obama ce l’ha fatta. Il piano anti-crisi da 787 miliardi di dollari strappa il libera definitivo del Congresso e si prepara ad essere controfirmato lunedì prossimo dal presidente Usa. Il progetto, dopo aver avuto il via libera dalla Camera (dove l'opposizione dei repubblicani è stata unanime), é passato in Senato dopo che il voto è rimasto aperto per ore, in attesa che il senatore democratico Sherrod Brown rientrasse dopo aver partecipato a una cerimonia in Ohio in memoria della madre di cui oggi si celebra il funerale. Tre repubblicani - Arlen Specter, Olympia Snowe e Susan Collins - hanno votato a favore del piano.

 

Sul progetto anti-crisi, contenuto in 800-1.000 pagine e che è - ha avvertito Barack Obama - «solo l'inizio» per tornare a far girare l'economia, ma il dibattito sull’efficacia di alcune clausole è aperto (contestatissima da alcune lobby la “Buy America”) e non sono pochi gli economisti che affermano che il piano non sarà risolutivo per traghettare il paese fuori dalla crisi.

 

Nel dettaglio, la voce più consistente del capitolo spesa dovrebbero essere i 29 miliardi destinati alla costruzione e all'ammodernamento di strade e ponti. Nel pacchetto dovrebbe figurare anche un blocco dei bonus per i top manager delle banche che hanno già ricevuto aiuti dal Governo: l'emendamento presentato dal senatore Chris Dodd fissa i bonus a un terzo del compenso totale e stabilisce che siano distribuiti sotto forma di titoli.

 

Questa norma tenta di gettare acqua sul fuoco delle polemiche dopo che ha sdegnato l’opinione pubblica Usa (e non solo) il libro scandalo della “maitresse” Kristin Davis che ha inchiodato i dirigenti di tutte (o quasi) le banche d’affari americane con un libro-verità rilanciato da una intervista all’Abc secondo cui questi top manager avrebbero fatto fatturare le prestazioni a luci rosse delle “ragazze” della Davis direttamente sui conti delle proprie banche trasformandole in rimborsi spese per consulenze informatiche per decine e decine di migliaia di dollari. Non saranno certo stati questi soldi la causa dei crack delle banche, ma mediaticamente Obama aveva bisogno di rispondere a tono.

 

Il pacchetto, il cui obiettivo - ha ribadito Obama - è quello di creare occupazione, è un investimento per la crescita. «La nostra ripresa sarà misurata - ha aggiunto - in anni e non in mesi». E, per un ripresa, è fondamentale stabilizzare anche i mercati finanziari, per i quali è stato messo a punto dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, un piano molto criticato, e accolto gelidamente dal mercato. Lawrence Summers, consigliere economico di Obama, ha evidenziato come per il fondo pubblico-privato per l'acquisto di asset tossici è già stato espresso interesse da parte di alcuni investitori. Inoltre - ha aggiunto - al fondo possono partecipare anche investitori stranieri.

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