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VENEZUELA/ Chávez vince il referendum, ma anche l’opposizione può esultare

Il referendum costituzionale premia il Presidente che potrà ricandidarsi a vita. Ciò nonostante, come spiega FRANCISCO RIOJA, i suoi oppositori sono aumentati

Chavez_spalleR375_16feb09.jpg (Foto)

La maggioranza degli elettori ha approvato domenica la modifica costituzionale che permetterà al Presidente Hugo Chávez di ripresentarsi come candidato nel 2012. Una vittoria definita “storica” dal presidente.

 

Questa prima modifica alla Costituzione del 1999 eliminerà i limiti alla rielezione del presidente e di tutte le cariche elettorali, quali governatori, sindaci e deputati. «La modifica - spiega Teodoro Petkok, direttore del quotidiano Tal Cual, uomo di sinistra e leader dell’opposizione culturale al chavismo - svuota il principio dell’alternanza politica nel governo della Repubblica: siamo davanti alla possibilità che una stessa persona possa pensare di mantenere l’incarico in maniera indefinita».

«L’approvazione della modifica costituzionale mediante referendum, che permetterà al presidente Hugo Chávez e a chiunque occupi una carica pubblica di essere rieletto continuamente, è il riflesso della profonda divisione in cui si trova il Paese», afferma il sociologo e analista politico Tulio Hernández. «Ciò che resta al Venezuela per i prossimi anni è una grande violenza e una grande guerra» aggiunge. «I risultati di oggi lo dimostrano, siamo quasi divisi a metà. E il Governo non medierà, perché non crede nell’economia di mercato, ma solamente in Che Guevara».

Secondo Hernández, ci sono due fattori che hanno contribuito al trionfo del governo in questo referendum. «Hugo Chávez non è un normale leader, ma un leader messianico, carismatico. Egli continua a mantenere questa connessione con il popolo venezuelano, independentemente dal fatto che i suoi risultati reali non coincidono con le aspettative» ha spiegato.

«In secondo luogo», ha aggiunto, «queste elezioni sono state una trappola. Lo Stato ha usato tutti i suoi stratagemmi, ha dato la caccia a tutti». Il cardinale venezuelano Jorge Urosa, infatti, ha dichiarato che domenica era stato informato di alcuni gruppi che giravano motorizzati e di alcuni camion che circolavano per intimorire e fare propaganda, «qualcosa che deve essere punito perché la campagna elettorale era terminata alle due di notte del venerdì».

E l’opposizione? Secondo Tulio Hernández, «l’opposizione è un fedele riflesso della società venezuelana: disunita senza rimedio». Prima del referendum, Petkok sosteneva che la popolarità di Chávez stava cadendo, «soprattutto, questo calo è cresciuto a partire dal referendum del 2007 che egli aveva perso». E aggiungeva: «A mio giudizio, il deterioramento del presidente Chávez è irreversibile. Questa impopolarità si è manifestata nel mezzo di un periodo economico fantastico. Con prezzi stratosferici, con disponibilità di spesa pubblica illimitata. Eppure, questa alta spesa pubblica non gli ha permesso di aumentare il carisma di cui tanto si gloria».

Il risultato di questo referendum lascia pensare che questa usura si sia arrestata? Continua ad aumentare, dicono i leader dell’opposizione. «Siamo stati superati nei voti, ma abbiamo superato la soglia dei 5 milioni, in un procedimento che è stato presentato come un plebiscito», ha detto il leader di Un Nuevo Tiempo, Omar Barboza.

Da parte sua, il dirigente di Podemos, Ismael García, ha evidenziato che 5 milioni di voti sono più del 50% del Parlamento e che ora è imprescindibile capitalizzare questa crescita nei futuri procedimenti elettorali.

(Francisco Rioja)

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