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ALITALIA/ Linate e Malpensa non sono le priorità di Colaninno

Il Presidente della nuova compagnia continuare a sostenere la chiusura di Linate. Ma perché? Basta guardare ai primi dati sui passeggeri trasportati e… All’interno il Dossier Alitalia

Alitalia_ColaninnoR375_03feb09.jpg (Foto)

Le parole pronunciate domenica da Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia e capo cordata della Cai al programma di Lucia Annunziata “in Mezz’ora” sono molto gravi; ancora una volta il regolato pretende di fare il regolatore.

 

Le continue richieste di chiusura dello scalo di Linate alla sola destinazione di Roma Fiumicino inoltre sono sintomo di nervosismo tra i soci imprenditori della compagnia aerea nazionale.

 

Le defezioni sono state numerose e lo stesso impegno finanziario del capo della Piaggio è sceso dai circa 200 milioni di euro immaginati l’estate scorsa agli 80 milioni di euro effettivi odierni. L’investimento del presidente di Alitalia è dunque pari a meno di un quarto di quello fatto dalla prima compagnia europea, Air France e le rassicurazioni che non esiste alcun patto segreto tra i soci francesi e quelli italiani sembrano servire solo a tranquillizzare la politica che tanto ha investito sull’italianità dell’azienda.

 

Nonostante le parole dello stesso presidente del nuovo vettore riguardo al fatto che il bilancio “stupirà” e la chiusura del mercato interno alla concorrenza con l’interdizione posta all’autorità garante della concorrenza e del mercato, tramite la legge 166 del 2008, molto probabilmente i dati dei primi mesi del 2009 di Alitalia saranno molto preoccupanti; infatti la debolezza del mercato del trasporto aereo è confermata dai dati di Assaeroporti che hanno mostrato una caduta di oltre dodici punti percentuali nel mese di dicembre del 2008 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e Alitalia soffrirà maggiormente rispetto ai concorrenti low cost all’inizio di questo anno.

 

Gli aeroporti secondari, ad eccezione di Roma Ciampino, limitato per decisione Regionale in contumacia con l’Enac, hanno continuato il loro sviluppo nel 2008 grazie allo sviluppo garantito dalle compagnie low cost.

Nello stesso periodo il mercato italiano è sceso di solo un punto percentuale proprio grazie ai vettori stranieri che hanno continuato ad espandersi.

 

E il 2009? La crisi potrebbe essere molto pesante per il trasporto aereo e il numero di passeggeri potrebbe diminuire tra il 3 e l’8 per cento, con Alitalia che perderà ancora quote di mercato e scendere sotto il 22% del mercato italiano, nonostante la fusione con AirOne; se questi dati dovessero avverarsi, in Europa il “campione” italiano avrebbe una quota di mercato inferiore al 3%, ben al di sotto delle previsioni del “Piano Fenice”.

 

Le perdite della nuova compagnia potrebbero superare i 300 milioni di euro nel 2009 e dunque le parole di Colaninno, che chiede la “chiusura” di Linate, sono dettate dalla consapevolezza e dalla necessità di ridurre ancora maggiormente la concorrenza, per poter sfruttare al meglio la propria posizione dominante.

La vera questione politica non è dunque la scelta tra Malpensa e Linate a livello Comunale o Regionale, che dovrebbe essere risolta con l’apertura dello scalo di Milano Linate anche ai low cost e a tutte le compagnie che vogliono competere, ma quella a livello nazionale.

 

I dati per il trasporto aereo italiano nel 2009 potrebbero essere molto difficili. I passeggeri, a causa della crisi, potrebbero diminuire di circa il 3-8%, mentre le perdite della nuova Alitalia potrebbero superare i 300 milioni di euro. I costi aggiuntivi per i soli viaggiatori nel 2009 a causa dalle leggi promulgate dallo Stato Italiano potrebbero raggiungere i 1,25 miliardi di euro, dovuto all’aumento delle tasse aeroportuali, alla mancata liberalizzazione delle rotte intercontinentali e alla chiusura del mercato domestico.

 

Riepilogo dati mercato aereo 2009  
   
  Dati
Trasporto aereo -3%/-8%
Perdite nuova Alitalia 300 milioni di euro
Perdite viaggiatori italiani 1250 milioni di euro
 
Fonte: Stima da Piano Fenice e leggi dello Stato italiano

 

La scelta deve essere tra un monopolista forte che perde meno soldi o un mercato che riesce a riprendersi più velocemente nonostante la crisi economica.

La scelta è se dare ulteriori vantaggi a degli imprenditori privati o favorire tutti i cittadini che desiderano o necessitano di spostarsi.

 

Le azioni per scegliere una ventina d’imprenditori è chiara: non fare alcuna azione effettiva di liberalizzazione delle rotte intercontinentali, cioè un’immediata rinegoziazione degli accordi bilaterali, non permettere all’antitrust di intervenire sulla questione degli slot, non modificare la cosiddetta “Bersani bis” che limita Linate, in definitiva fare finta che il mercato sia Alitalia.

 

Se gli interessi dei cittadini e dei consumatori saranno al primo posto nelle prossime settimane il Governo invece ridiscuterà immediatamente gli accordi bilaterali, riaprirà Linate alla piena operatività, modificherà la legge 166 del 2008 riassegnando all’antitrust un potere effettivo.

 

Non è possibile favorire un monopolio e successivamente lamentarsi delle tariffe troppo elevate; come il sottoscritto e il Prof. Ugo Arrigo segnalavamo in tempi non sospetti, era ovvio che il mercato domestico italiano avrebbe sofferto dal monopolio della nuova Alitalia e la stessa Cai segnalava introiti maggiori per i prossimi 5 anni per circa 2,1 miliardi di euro grazie alla posizione dominante.

 

Il Comune di Milano o la Regione Lombardia possono fare poco, se non fare fronte comune di fronte alle richieste della nuova Alitalia; la decisione vera spetta al Governo a livello nazionale.

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