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CRISI/ Community Banks, la vera ricchezza delle nazioni

La lezione dataci da Banche Popolari e Banche di credito cooperativo le quali, essendo legate ad un territorio e comunità, hanno sempre tenuto conto di tutti i fattori in gioco senza considerare l'azione economico-finanziaria come autonoma e separata rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica. La differenza fra economia virtuale e reale

Bankitalia_scrittaR375_07gen09.jpg (Foto)

La crisi economico finanziaria che sta attanagliando l'economia mondiale ha mostrato i limiti di una finanza autoreferenziale che aveva perso il giusto rapporto con l'economia reale.

Tale modello ha prodotto dei danni sistemici per la sua forza di mostrarsi come prototipo del fare finanza a livello mondiale.

In Italia le Banche di Credito Cooperativo (Bcc) e le Banche Popolari non sono state contaminate da questo modello di azione finanziaria costituendo per molti maître à penser un modello ibrido infettato da elementi non razionali che andava indirizzato verso sistemi più evoluti di business.

La realtà, non le discussioni accademiche, si è presa il compito di mostrare quale era la verità delle cose e di smentire il pensiero dominante che per molti anni ha tenuto banco nella comunità finanziaria mondiale.

Quale è stata la carta vincente delle comunity banks?

Le peculiarità di queste banche può essere rilevata nel campo dell'azione economico-finanziaria: esse nel loro agire, essendo legate ad un territorio e comunità, hanno sempre tenuto conto di tutti i fattori in gioco senza considerare l'azione economico-finanziaria come autonoma e separata rispetto ai fattori sociali, culturali e politici (valori di riferimento).

Il loro agire di tutti i giorni è impostato sulla realtà complessiva della persona umana e sul contesto in cui sono insediate (un esempio di ciò può essere tratto dai risultati di sviluppo che il microcredito, rilanciato dalle Bcc, ha ottenuto in Perù ed Argentina rispetto ai fallimenti, per molti anni, delle politiche del FMI e della Banca Mondiale nei confronti dei Paesi in via di sviluppo).

Nello scenario mondiale abbiamo (semplificando) due modelli di banca: una la cui azione finanziaria si basa/basava su criteri economicistici ed improntati al breve periodo e per rifarsi il “trucco” dona una parte del surplus guadagnato in opere di filantropia, ed una i cui criteri di azione del business sono legati a tutti i fattori in gioco nella realtà, orientati alla sostenibilità economica nel medio e lungo periodo e alla crescita complessiva culturale, sociale ed economica; questo secondo modello di business è quello che ha salvato le banche locali dai disastri dei grandi players mondiali.

La teoria della razionalità nell'agire economico-finanziario tratta dai nostri manuali economici, dove si sono formati i guru (ora non più) delle principali banche d'affari, è legata ad un riduzionismo della ragione che trae le sue premesse da una cultura illuminista che ha sempre semplificato e violentato la realtà, come la crisi americana e mondiale ha ampiamente dimostrato.

Stefano Ross, professore di economia finanziaria al MIT, analizzando una serie di fallimenti e scandali come quello della Enron conclude che «una cieca adesione a una particolare teoria o strategia (modello) è una caratteristica centrale di tutte le batoste finanziarie» proprio perché «accadono eventi negativi che non erano stati previsti dalla teoria» (L'insolvenza dei mutui causata dal limite imposto dalla realtà dello sviluppo e dalle capacità reddituali delle famiglie americane).

Lo diceva Amleto all'amico Orazio: «ci sono più cose in terra e in cielo di quante non ne sogni la tua filosofia». Parafrasando potremo dire “economia”.

Il Papa poco dopo la crisi finanziaria parlando all'apertura del Sinodo dei vescovi ci ha ricordato che il denaro passa, solo Dio resiste; egli ha rilanciato potentemente il realismo cristiano che non assolutizza mai i beni della terra ma offre uno sguardo per valutare correttamente tutta la realtà creata , compresa l'economia.

Quando la nostra azione economico-finanzaria trasforma in idolo il profitto come se dovessimo piegare ad esso ogni altro interesse umano per un processo di eterogenesi dei fini, non immediatamente, si realizza esattamente il contrario di ciò che si era prospettato; piuttosto che creare ricchezza (per pochi) si crea povertà per molti.

Occorre ripartire da un’adeguata antropologia umana che faccia da sfondo alle scienze sociali e che permetta di inserire l'azione economica nella più ampia azione umana, come le comunity banks coscientemente o meno hanno sempre fatto pur con tutti i limiti; solo se prenderemo coscienza di questo potremo evitare in futuro o almeno attenuare crisi come quella che stiamo attraversando.

Questo per le comunity banks (Bcc e Popolari in Italia) richiede una consapevolezza culturale nuova; esse non possono più farsi intimorire dai grossi players come se fossero una finanza di tipo residuale, ma devono entrare a pieno titolo nel dibattito finanziario mondiale con una continua riflessione critica e sistematica della propria esperienza: i loro network centrali non hanno nulla da invidiare ai grossi gruppi, la storia ha dimostrato qual è il vero modo di fare finanza per l'uomo e per la ricchezza.

(Alfredo Sparaventi)

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