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INFRASTRUTTURE/ C'è un modo per misurare la qualità di un’opera pubblica

Nelle grandi opere di ingegneria, la qualità dei lavori significa sicurezza e affidabilità. Come spiega NANE CANTATORE è anche possibile misurarla al meglio

Casa_costruzioneR375_28ott08.jpg (Foto)

La realizzazione delle grandi opere deve soddisfare una serie di requisiti ampia e complessa, fatta di elementi spesso contrapposti, se non contraddittori: da un lato, devono essere rispettati i parametri di tempi e costi, dall’altro deve essere garantita la sicurezza dei lavori e l’impatto ambientale deve essere ridotto al minimo e adeguatamente compensato da lavori di bonifica, mitigazione e miglioramento, e infine i materiali e le lavorazioni devono essere della massima qualità.

 

Il modo sbagliato di soddisfare queste necessità è molto semplice: si tratta di considerarli aspetti diversi e assegnare il controllo delle attività relative a processi differenti e non comunicanti. Per fare le cose bene, è invece necessario che queste attività si integrino continuamente, attraverso un sistema di controllo capace di incrociare continuamente le informazioni che derivano dai diversi processi e di governare in modo efficace le lavorazioni, controllandone le interazioni in modo da ottenere il risultato migliore nel minor tempo, al minor costo, con il massimo di sicurezza e il minimo di impatto.

 

Un esempio significativo, in questo senso, è quello dei collaudi sul materiale: ogni volta che del materiale da costruzione, ad esempio un carico di calcestruzzo, viene portato dagli stabilimenti ai cantieri, ne vengono prelevati dei campioni da portare in laboratorio per verificarne la qualità attraverso prove di sforzo. Nel caso in cui il materiale non rispetti gli standard di qualità previsti, come in questo caso una certa resistenza allo schiacciamento, l’intero carico viene rifiutato: proprio per questo, è necessario che ogni collaudo venga effettuato in modo rapido, per evitare che il processo comporti eccessivi rallentamenti nella costruzione, e tutti i suoi passaggi devono essere seguiti con attenzione, per garantire che i controlli siano rigorosi ed efficaci.

 

Come si può immaginare, si tratta di operazioni estremamente significative dal punto di vista quantitativo: per dare un’idea, i controlli di qualità nei cantieri per la linea ferroviaria ad alta velocità tra Firenze e Bologna hanno comportato 80.000 prelievi di calcestruzzo, controlli qualitativi nelle cave di produzione e negli impianti di stoccaggio per i 610.000 metri cubi di pietrisco utilizzati, controlli e verifiche in tutte le fasi di produzione per i 340 km di rotaie d’acciaio e per le 285.000 traverse.

 

Anche la realizzazione degli impianti tecnologici di alimentazione, controllo e gestione del traffico ferroviario sulla linea ha comportato estese verifiche, in fabbrica e in cantiere, sui 2.500 km di cavi isolati, i mille km di conduttori per la trazione elettrica con i relativi tralicci di sostegno (600 tonnellate di carpenteria in acciaio), i mille armadi e cavi elettrici, i 400 telefoni di emergenza e le 14.000 lampade di sicurezza.

 

I collaudi sono solo una parte del lavoro di controllo della qualità, che comporta le attività di controllo dei lavori, la verifica dello stato delle opere rispetto ai progetti e la registrazione delle eventuali varianti, oltre naturalmente alla gestione di tutto il contenzioso tra le imprese partecipanti e il contraente generale ogni volta che si verificavano dei problemi e che si provvedeva alla loro soluzione.

 

Proprio la Firenze-Bologna, del resto, ha segnato una sorta di spartiacque nella storia delle grandi opere infrastrutturali in Italia, visto che si è trattato del primo caso in cui il Piano di controllo della qualità è stato integrato fin dall’inizio nel piano dei lavori, insieme alla definizione di tutte le attività e le procedure necessarie per garantire la qualità di ogni singola opera e di ogni sua parte.

 

Per gestire questa mole di attività, e per dare corpo alla loro integrazione sia sul piano della produzione di documenti, sia su quello della gestione e dell’analisi delle informazioni prodotte, è stata sviluppata Projectmate, una piattaforma informativa ad hoc che ha debuttato nell’ormai lontano 1998. Nel corso degli anni, la piattaforma è stata ulteriormente potenziata e le sue funzioni si sono arricchite, anche per soddisfare nuovi bisogni nella gestione delle opere di ingegneria.

 

Oggi Projectmate è la soluzione di riferimento in Italia, tanto che l’importo complessivo dei lavori per il cui controllo è stata utilizzata supera i 16 miliardi di euro. Ciò che conta ancor più, però, è che, al di là dell’aspetto tecnologico, si sta diffondendo una logica basata sull’efficienza, la trasparenza e la condivisione delle informazioni, che potrà portare a opere realizzate meglio, con un miglior controllo dei costi e dei tempi e una maggiore partecipazione del territorio, e che su questa base sarà finalmente possibile realizzare quel potenziamento delle infrastrutture di cui il Paese ha un grande bisogno.

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