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PROPOSTA/ Settimana corta? Le imprese, per fortuna, sono più lungimiranti...

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Si fa presto a parlare di settimana corta. Ma ci sono tanti modi per realizzare tale obiettivo. Alcuni sono utili ai lavoratori e alle imprese; altri lo sono meno. Ne hanno parlato in tanti in questa fase di crisi profonda, andando alla ricerca di soluzioni in grado di affrontare i problemi sociali ad essa connessi. Da noi il governo ha compiuto uno sforzo molto importante per far fronte alla temuta ondata di cassa integrazione, dopo averne registrato un picco inatteso tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009.

Basti pensare che inizialmente il governo, nel mese di ottobre, aveva rifinanziato per il 2009 la Cig in deroga (quella rivolta a dare una copertura ai settori che ne sono privi, avvalendosi dell’oggettiva flessibilità che lo strumento consente) con soli 400 milioni di euro, un importo inferiore a quello previsto nel corso del 2008 (per effetto dei tagli “orizzontali” della manovra pre-estiva). Poi, alla prime avvisaglie delle difficoltà a cui si stava andando incontro, il ministro Sacconi ha impostato e portato a compimento l’accordo del 17 febbraio con le Regioni per l’utilizzo di parte (2,5 miliardi in due anni) del Fondo sociale europeo. Con le risorse stanziate dallo Stato le risorse per la Cig in deroga nel biennio 2009-2010 sono salite, nel complesso, a circa 9 miliardi.

In Italia, poi, esiste un istituto giuridico a cui non si è fatto spesso ricorso, che consente di ridurre l’orario di lavoro e la retribuzione di tutti i dipendenti di una unità produttiva allo scopo di continuare ad impiegare tutti senza dover ricorrere all’intervento degli ammortizzatori sociali. Si tratta dei contratti di solidarietà: uno strumento che nella situazione data potrebbe rivelarsi estremamente utile (anche perché consentirebbe di “risparmiare” le risorse per la Cig).

Queste considerazioni arrivano subito ad una prima conclusione: non esiste una regola generale, non sarebbe utile un provvedimento uniforme da calare sull’insieme dell’apparato produttivo, senza tener conto della tante situazioni differenti e quindi meritevoli di risposte particolari. A tale conclusione è giunto anche Silvio Berlusconi, quando, da Napoli, si è dichiarato contrario alla cosiddetta settimana corta, nel senso sicuramente di una soluzione valida per tutti i casi. Il sistema delle imprese ha tenuto una linea di condotta saggia e prudente.

Il fatto che sia esplosa la Cig ordinaria (quella finanziata dalla contribuzione sociale ed erogata dall’Inps alle imprese che hanno delle difficoltà temporanee e superabili alla fine del periodo di sospensione) mentre quella straordinaria sia ancora entro limiti contenuti (la Cigs presuppone sempre dei processi di ristrutturazione che spesso approdano al licenziamento dei lavoratori in esubero) sta a dimostrare che è valida la scelta compiuta dal governo di privilegiare quegli ammortizzatori sociali che mantengono i lavoratori collegati alle loro aziende. Infatti il dipendente cassintegrato ha ancora vivo il suo rapporto di lavoro, diversamente dal disoccupato, per il quale la relativa prestazione previdenziale presuppone il licenziamento. 

 

 



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